sabato 27 maggio 2017
 
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Musei&Mostre

Novembre/Dicembre 2016 - Sulla scia della rivoluzione tecnologica, ormai in corso da diversi decenni, anche i comparti più istituzionali del sapere si sono lasciati coinvolgere dall’entusiasmo nei confronti di innovazioni destinate a cambiare il tradizionale concetto di cultura.
Sono proprio i musei, templi sacri per critici e intellettuali, ma temibili incubi di studenti lazzaroni, a volersi per primi rinnovare.
Si può infatti parlare di musei 4.0 a tutto tondo che hanno ormai l’obiettivo di migliorare l’esperienza culturale attraverso l’aiuto di tecnologie sempre più avanzate.
Molte sono le proposte messe in pratica per raggiungere questo obiettivo.
Goppion, leader mondiale nelle tecniche di esposizione museale,  ha per esempio presentato alla ventiquattresima conferenza Icom, tenutasi a Milano lo scorso luglio, la vetrina intelligente. Come spiega Andrea Sartori, business development manager dell’azienda, essa è dotata di “un sistema  che la rende interattiva per tutte quelle che sono le funzioni di pertinenza dei curatori come il monitoraggio delle condizioni ambientali, le vibrazioni e al tempo stesso per i visitatori oltre a conciliare le due cose per esempio nella gestione dei flussi”. Inoltre, alla vetrina intelligente è connessa un’app che raccoglie tutti i dati utili ai gestori del museo per verificare lo stato del sistema.
Nella stessa occasione la THK ha mostrato il funzionamento di una speciale vetrina antisismica, fra l’altro già in uso al Castello Sforzesco di Milano per salvaguardare la Pietà Rondanini.
Nella medesima direzione si sono mosse anche la società Guardian che ha presentato il vetro antiriflesso Clarity e la ETT che ha ulteriormente alzato gli standard della cosiddetta “experience room”, applicata anche alla Galleria dell’Accademia di Venezia.
Ma non è ancora finita perché infatti, proprio nel mese di novembre, dal 10 al 12, sarà allestito a Lipsia, in Germania, un Salone per la Tecnologia museale ed espositiva, il MUTEC. In questa sede saranno organizzati workshop, seminari e letture circa numerosi temi connessi alle innovazioni tecnologiche all’interno dei musei e raggruppati attorno a tre nuclei centrali: Secure & Preserve, Light e Access.
E’ certo quindi che i musei contemporanei non vogliono perdere il proprio ruolo di riferimento per il mondo della cultura e per farlo è indispensabile procedere al passo con i tempi in un’ottica di svecchiamento e di maggiore interazione con il visitatore così da rendere il museo, secondo le parole del project manager Giancarlo Cotrufo, “un luogo in cui si ha piacere di ritornare, non come una vaccinazione che uno ci va una volta, mette il timbro e per il resto della vita non ritorna più”.
 
 
Veronica Elia

Novembre/Dicembre 2016 - Si inaugura Mercoledì 16 Novembre a Roma la collettiva fotografica “Indagine ai limiti di una città” a cura del fotografo e docente Massimo Siragusa.
Gli spazi di Officine Fotografiche Roma accoglieranno, fino al 7 dicembre 2016, sette progetti fotografici di altrettanti fotografi italiani che hanno intrapreso un viaggio personale intorno al concetto di confine, di margine, di limite: Daniele Cametti AspriVincenzo LabellarteMauro Quirini,Paolo FuscoMichele MieleGabriele Lungarella e Michele Vittori.
 
L’idea alla base del progetto e di questa riflessione corale e fotografica prende spunto da una frase del sociologo e filosofo Zygmunt Bauman sul tema del confine. I fotografi che partecipano alla collettiva si sono confrontati su questa idea: non solo inteso come confine di spazio, né soltanto come misura di tempo, è un concetto in grado di rappresentare una dimensione altra, multiforme e mutevole. Dalle cinte murarie di Roma alle piccole frazioni, dalle spiagge silenziose agli appezzamenti di terreno, dai quartieri popolari al “drizzagno del Tevere”, fino al Monte Terminillo, il progetto fotografico messo a punto da Siragusa consente un continuo dialogo tra piani e punti di vista diversi su Roma e dintorni, in una dimensione corale che tende più a sottolineare le similitudini piuttosto che a rimarcare le differenze.
 
Il progetto fotografico diventerà presto un libro, dal titolo LìMINE. Indagine ai limiti di una città, a cura di Doll's Eye Reflex Laboratory su progetto della giornalista, critica e curatrice Irene Alison, in uscita nel 2017 e in prevendita sul sito www.dollseyereflex.org.  
 

Giugno 2016 - Ricorrono proprio nel mese di giugno di quest’anno i settant’anni di storia della Repubblica italiana.
Il 2 giugno 1946, infatti, gli italiani, e per la prima volta anche le donne, si apprestavano a votare per decidere se continuare ad essere una monarchia o se compiere un passo in avanti in direzione della democrazia. I risultati del referendum istituzionale misero in evidenza come il 54,3% del popolo italiano fosse ormai a favore di un sistema democratico. Così, esiliati i Savoia, ebbe inizio la nostra storia di Repubblica.
Per ricordare l’importante svolta avvenuta nel nostro Paese, il calendario del 2016 è stato costellato di eventi, incontri e manifestazioni che hanno coinvolto tutta la penisola.
Reggio Emilia ha dato il via alle celebrazioni con un convegno di studi nel mese di febbraio, seguita poi ad aprile e a maggio dalle attività organizzate da altri comuni come per esempio quelli di Siena e Reggio Calabria.
Perugia ha invece programmato, per il periodo compreso tra il 25 maggio e il 20 giugno, la mostra Settanta anni di vita politica della Repubblica Italiana articolata in quattro sedi (Biblioteca Augusta, Palazzo dei Priori, Palazzo Graziani e Palazzo Baldeschi al Corso) e che punta l’attenzione sui cambiamenti storici della nostra Repubblica resi attraverso i diversi sistemi di propaganda dei partiti e di comunicazione politica.
In occasione dell’anniversario vero e proprio, giovedì 2, sabato 4 e domenica 5 giugno, a Milano, la Darsena si prepara a trasformarsi in uno spazio pensato per il divertimento di bambini e adulti.
Le attività continueranno inoltre nei mesi autunnali sempre nel capoluogo lombardo, ma anche a Roma e a Trieste.
È dunque importante celebrare questa tappa fondamentale della nostra storia di cittadini che, per quanto oggi ci appaia lontana dal concetto di e-democracy al quale siamo abituati a partire dalla diffusione di Internet e che ci vede partecipanti attivi della vita politica, rimane un eccezionale punto di svolta come del resto ricorda chi, come Rosa L’Abbate, una delle donne che ha partecipato per la prima volta al voto in quell’occasione, ha scelto la repubblica: “Ho votato sempre per le persone che faticano”.
Un cambiamento, insomma, che ha comportato notevoli privilegi ed anche numerosi sacrifici che meritano, pertanto di essere così ricordati.
  
Veronica Elia

Maggio 2016 - Questa dolcissima attrazione inserita nel Museo Svizzero dei Trasporti, offre un viaggio in un mondo multimediale che illustra ai visitatori in modo avvincente tutto ciò che val la pena di sapere sulla scoperta, la provenienza, la produzione e il trasporto del cioccolato, attraverso lo stimolo di vista, udito e gusto. L'esposizione è stata realizzata su una superficie di 700 m2, visitabile attraverso dieci vetture che possono sei persone  per un tour di circa  25 minuti.
I visitatori iniziano il viaggio entrando in un ascensore che ha la forma di un container per il trasporto di merci, dove vengono trasportati con una nave fino all'Africa occidentale e arrivano in una delle principali regioni di coltivazione del cacao. Gli schermi panoramici all'interno del container creano l'atmosfera del viaggio marittimo e dell'attracco nel porto. Vengono illustrati l'intera filiera produttiva e la catena di trasporto, dalla coltivazione del cacao, al trasporto in Svizzera, fino alla fabbricazione e alla distribuzione del cioccolato come prodotto finito.
Lungo il viaggio, i visitatori passano per quattro isole a tema che si integrano a vicenda. Nella foresta vergine possono apprendere maggiori dettagli sulla coltivazione e il raccolto delle fave di cacao, mentre nello Swissness Diorama viene presentata l'agricoltura svizzera, che fornisce latte e zucchero, due altre materie prime necessarie per la produzione. Nel mondo dei pionieri del cioccolato si incontrano coloro che hanno aperto la strada che ha reso famoso in tutto il mondo il  buonissimo cioccolato svizzero. Sono stati François-Louis Cailler, Philippe Suchard, Daniel Peter, nonché Rodolphe Lindt e Rudolf Sprüngli, che con il loro spirito inventivo e imprenditoriale hanno fornito contributi fondamentali per questo sviluppo. Per coronare la conclusione del viaggio, i visitatori entrano in una scatola di praline, nella quale si può anche degustare il cioccolato.
Oltre alle isole a tema, ci sono quattro specialisti che parlano del loro lavoro quotidiano. Tutti e quattro contribuiscono a trasformare le fave di cacao in delizioso cioccolato. L'amministratore del cacao in Ghana, l'addetto acquisti in Svizzera e la maestra cioccolataia, che provvede a controllare la qualità delle fave di cacao al loro arrivo. Da ultimo il maȋtre chocolatier rivela qual è il suo cioccolato preferito e spiega ai visitatori i segreti della produzione del cioccolato.
Swiss Chocolate Adventure è il frutto di una riuscita collaborazione fra la Lindt Chocolate Competence Foundation e il Museo Svizzero dei Trasporti. Entrambe le istituzioni operano a favore di tipici valori svizzeri, come tradizione, spirito pionieristico e innovativo, contribuendo così a rafforzare il marchio della Svizzera. Insieme vogliono abbinare il tema del cioccolato, quale prodotto svizzero di qualità, al tema dei trasporti.
Per il presidente della Lindt Chocolate Competence Foundation, Ernst Tanner, questo progetto è molto importante: «Quando si tratta di far percepire la swissness all'interno e all'estero, l'industria cioccolatiera svizzera svolge un ruolo di importanza fondamentale. Per diffondere ancora di più e portare nel mondo l'eccellente reputazione del cioccolato svizzero, come pure le conoscenze e la competenza concernenti l'origine delle materie prime e la produzione del cioccolato, la Fondazione si impegna attivamente per garantire durevolmente alla Svizzera la sua posizione di produttore.»
Oltre agli attuali gruppi, con la nuova attrazione il Museo Svizzero dei Trasporti intende attirare un maggior numero di visitatori esteri. «Questa collaborazione strategica favorisce l'obiettivo del Museo dei Trasporti di mettere meglio in evidenza il tema del trasporto di merci e quindi di sottolineare l'importanza del traffico. Per di più permette di rivolgersi ai turisti con un prodotto tipicamente svizzero» spiega Martin Bütikofer, direttore del Museo dei Trasporti. Questa attrazione viene spiegata in italiano, francese, tedesco, inglese, spagnolo e cinese (mandarino). La direzione di tutto il progetto (ideazione, pianificazione media, luci e percorso) è stata affidata alla iart ag di Basilea. Il contenuto del progetto, la scenografia e l'arredamento dell'esposizione sono stati forniti dall'Atelier Brückner di Stoccarda.
 
Per orari d'apertura e prezzi d'ingresso consultare il sito: https://www.verkehrshaus.ch/it/swiss-chocolate-adventure
 
Veronica Tessadro
Aprile 2016 - A Siena Arte in vetrina ospita “A mano” personale di Alessandro Grazi. Dal 31 marzo al 16 aprile l’artista espone le sue ultime pitture e sculture e il 16 aprile “si mette in vetrina” mostrando al pubblico alcune delle sue tecniche. L’artista torna nella Galleria Beaux Arts di via Montanini, lo spazio dove 25 anni fa iniziò la sua felice attività espositiva e lo fa in maniera insolita.
Grazi infatti, oltre a presentare la produzione di sculture e pitture più recenti che nascono dall’osservazione della società e dalla sua peculiare interpretazione dell’attualità, sarà chiamato a “mettersi in vetrina”. Il 16 aprile armato dei suoi strumenti di lavoro, incontrerà il pubblico mostrando “live” le tecniche che caratterizzano la sua ricerca artistica.
 
A mano” nasce proprio dalla volontà di raccontare il grande lavoro manuale che supporta quello creativo. Nelle opere di Alessandro Grazi la materia si scompone e si ricompone attraverso passaggi complessi che uniscono legno, stoffe, gesso, cartone, vetro, materiali su cui poi l’artista interviene con combustioni, graffiti, pastelli, colori acrilici, colori a olio.
 
“A mano” diventa l’occasione per mettere in evidenza gli aspetti più unici della Galleria Beaux Arts che nasce 40 anni fa come “laboratorio” creativo nel cuore del centro storico senese: uno spazio dove il pubblico può incontrare artisti e artigiani, saperne di più del loro lavoro tra tradizione e contemporaneità.
 
 Arte in vetrina, proseguirà fino al prossimo luglio: otto artisti contemporanei si alterneranno in mostre personali in un contesto che unisce saperi e ricerche differenti. Il visitatore potrà entrare (ad ingresso gratuito) in una vera e propria bottega d’arte dove, come accadeva nel medioevo, l’operato di pittori, scultori, incisori e ceramisti sarà in mostra accanto a quello degli artigiani che lavorano a servizio dell’arte.
 
ARTE IN VETRINA
Galleria Beaux Arts (via Montanini, 38 Siena). Ingresso gratuito
Orario: lunedì dalle ore 16 alle ore 19,30
dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 13 e dalle 16 alle 19.30
domenica chiuso
Info: tel 0577 280759;  www.artsiena.com
 

Dicembre 2015/Gennaio 2016  - La notizia di una mostra  su una bambola ha diviso fin da subito l’opinione pubblica, ma a poco più di un mese dalla sua apertura, Barbie the icon sembra stia riscuotendo un notevole successo.
Non solo visi fanciulleschi ma anche uomini e donne di ogni età sono stati infatti attirati al Mudec di Milano, dove per l’appunto è in corso la mostra su Barbie che, inaugurata il 28 ottobre 2015, si concluderà il 13 marzo 2016.
La mostra, al contrario di quanto si possa pensare, non è rivolta soltanto alle bambine di oggi, ma anche a quelle di ieri. A questo proposito è stato proprio ideato un duplice percorso: uno dedicato soprattutto alle ammiratrici più giovani, caratterizzato da giochi e da una stanza che riproduce quella di Barbie a misura di bambino, e un altro più storico rivolto agli adulti. Si tratta dunque di un’esperienza molto differente da quella di  Barbie Dreamhouse Experience, la casa museo a grandezza naturale, trionfo del rosa e paradiso delle bambine,  progettata a Berlino nel 2013.
L’esposizione al Mudec, articolata in cinque sezioni precedute da una sala introduttiva, sembra invece aver raggiunto un pubblico più ampio, il quale si è avvicinato ancora una volta a quella che viene definita non solo una bambola ma addirittura un’icona globale. Non marginale è proprio la sovrapposizione di diverse icone: Barbie infatti non interpreta solo se stessa ma anche personaggi storici come Cleopatra, dive quali Audrey Hepburn e Marilyn Monroe e personaggi cinematografici come ad esempio Mary Poppins o le Pink Ladies di Grease.
Quindi la mostra non vuole essere semplicemente un viaggio attraverso il tempo e lo spazio (una sala è difatti dedicata alle varie etnie di Barbie), ma anche un modo per avvicinare le nuove generazioni ad icone che hanno segnato quelle passate.
Non mancano chiaramente le critiche da parte dei più scettici, i quali hanno visto in questa occasione un tentativo di rilanciare il marchio Barbie, o da parte di coloro che sostengono che un simile giocattolo possa influenzare negativamente l’immaginario dei bambini con stereotipi di bellezza o costringendo la loro fantasia in una direzione predefinita. In questo senso però si potrebbe dire che si stia sovraccaricando di un’eccessiva responsabilità il giocattolo Barbie, che rischia in tal modo di subire una snaturalizzazione.
Nel complesso però sembrerebbero prevalere i giudizi positivi: la mostra ospitata dal Mudec non scade nel kitsch, ma piuttosto ravviva con lustrini rosa i vecchi ricordi coperti di polvere nelle nostre memorie.
 
Veronica Elia

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