martedì 21 novembre 2017

Dicembre 2015 - Quattordicesimo matrimonio per il nostro direttore Luca Mantegazza alias Mister Wedding con la moglie Barbara, questa volta non in una location tropicale ma... in diretta radiofonica a Radio Deejay durante il seguitissimo programma "Il volo del mattino", con un celebrante d´eccezione: l´attore, presentatore e deejay Fabio Volo.
Singolare il fatto che proprio in questi giorni sia  uscito l'ultimo romanzo di Volo per Mondadori ("E´ tutta vita"), un romanza che tratta proprio di una coppia e di tutte le fasi del rapporto di coppia, dalle prime uscite al matrimonio appunto!
Con la sua consueta verve e le sue pungenti battute, Fabio questa volta ha indossato anche la fascia tricolore di "sindaco" dichiarando marito e moglie Luca e Barbara in diretta, mostrando ancora una volta la sua ben nota ritroia personale verso le nozze, ma sono in molti a scommettere che presto potrebbe capitolare anche lui, e chissà dove andrà in luna di miele con la sua bella Johanna Hauksdottir.

Al nostro Mister Wedding i migliori auguri da tutta la redazione e dai collaboratori!

Il video della cerimonia è disponibile nel sito di Radio Deejay cliccando direttamente sul seguente link:

http://www.deejay.it/news/vi-dichiaro-marito-e-moglie-il-14esimo-matrimonio-di-luca-e-barbara-al-volo-del-mattino/463234/?refresh_ce
 

Gennaio 2017 - Poco importa che tu legga i giornali, senta i telegiornali o ti raccontino quello che è, se vuoi sapere, conoscere, imparare non c'è dubbio che - per stare in rima - in Israele ci devi andare.
Così inizia la mia avventura che parte sempre dallo stesso aeroporto, ma che mi porta li nella Holy Land, dove tutto ebbe inizio. Sono solo 4 ore d'aereo quelle che mi dividono dalla meta prescelta ed eccomi atterrare all'aeroporto internazionale di Tel Aviv. Un fiume di persone di tutto il mondo arriva al controllo passaporti, italiani, etiopi, polacchi, inglesi, c'è un pò di tutto lì, non è importante quale sia la ragione, l'importante è passare la dogana e l'interview, ottenere un timbro che assolutamente non sia sul passaporto e poi ci siamo si è di nuovo on the road a caccia di storie, di qualcosa di nuovo.

Giunta a Tel Aviv antico porto del Mediterraneo e metropoli all'avanguardia, si aprono spiagge di sabbia bianca, surfisti, turisti, un litorale costiero con chilometri di locali per accontentare i gusti di tutti e io sosto lì nel quartiere antico di Jaffa presidiato dalla sua moschea che mi sorprende davanti al mare con il canto del muezzin. Mi godo tutto: il mare, il tramonto e il fascino di questo richiamo alla preghiera. Mi perdo in queste piccole vie con piccoli negozi che vendono di tutto, dai vestiti più assurdi ai mobili di antiquariato, si sentono i primi profumi di una nuova meta, si incrociano gli sguardi dei locali, si ascolta una lingua nuova, si guarda la notte che si avvicina e si pensa alla prossima tappa dell' indomani.

Il mio viaggio posso definirlo un pellegrinaggio laico, che mi condurrà alla scoperta di una nuova terra e di me stessa. Gerusalemme famosa per le sue tre fedi monoteiste. Ci arrivo. La osservo. La scruto e non mi soffermo a quello che vedo con gli occhi, la annuso per perdermi completamente nella sua ricchezza. Vie super trafficate dove sfrecciano auto a tutte le velocità, taxi sempre pieni e tram ultra moderni che ti fanno perdere la concezione di dove sei realmente, ma poi come per magia ti trovi davanti la porta di Damasco. La valichi e vieni completamente catapultato in un altro mondo. Un'altra storia. Un altro tempo. Una nuova, o forse vecchia vita.

Voglio vederlo, voglio arrivare al Muro del Pianto, il luogo più sacro agli ebrei, l'ho visto troppe volte in foto, in tv, i miei occhi devono concretizzare quello che è. Cammino per la Via Dolorosa, ripercorro le stazioni e immagino come poteva essere quando la percorse Lui con la sua croce sulle spalle, non puoi non pensarci, non puoi far finta di nulla, il richiamo alla religione non può lasciarti indifferente, i primi pensieri, le prime domande: "Quanti di noi, figurativamente, ci portiamo croci sulle spalle?"

Attraverso i suq, vedo queste vie strette, annuso odori di tutti i tipi, quelli delle essenze e delle spezie sono i più forti, inebrianti, magnetizzanti e ti rendono chiara l'idea che la convivenza qui ha un senso molto più profondo di quella che banalmente viviamo noi, che la condivisione e la tolleranza ti disarmano, che la storia ha delle radici molto più profonde di noi.

Check point per poter vedere il Western Wall, l'atmosfera è molto rarefatta, c'è un silenzio da rispettare, c'è gente che cammina velocissimo, c'è chi sosta a parlare con qualcuno che conosce, c'è chi si stringe una mano e poi ci sono uomini e donne col capo chino verso un muro che pregano, cantano la loro preghiera, piangono, chiedono aiuto, lottano, sperano, amano, si allontanano dal Muro camminando all'indietro per non dargli mai le spalle, mi soffermo anzi no mi arresto, osservo. Non posso farne a meno. Osservo. Mi cattura tutto e le domande crescono molteplici dentro di me: "Potrà una preghiera portare la pace? Lo farà una colomba con un rametto d'ulivo? Le lacrime avranno mai una fine? O serviranno per tenere in vita questa terra?"

Ho accarezzato il Muro da sopra, dalle fondamenta, alla mia altezza, l'ho guardato da tante angolazioni e l'ho amato da subito, sento ancora quella poesia, quella melodia, quell'armonia che ricambia il rispetto e la stima che mi ha regalato accogliendo anche me come loro, tutti. Gerusalemme è stata chiamata la Città della Pace le sue braccia sono aperte a tutti, ma non ho mai sentito un paradosso così tremendo perchè questa è una città senza pace, perchè qui in questa città si è stati uccisi e si è ucciso per interesse e per odio.

Il viaggio è stato anticipato e proseguito dal Museo di Israele che raccoglie la storia della Terra Santa e i celebri Rotoli del Mar Morto alla quale è ispirata anche la sua costruzione, la Basilica del Santo Sepolcro dove Gesù è stato sepolto, secondo i Vangeli e dove coesistono anche le religioni armena e ortodossa, il Cenacolo, passi su passi per il Cardo e il Decumano, l'Ospizio Austriaco dove varcando un portone ti ritrovi in occidente, godendoti dall'alto una visuale della città che ti porta anche da lassù in viaggio tra le religioni per le numerose chiese cristiane, armene, ortodosse e sinagoghe che emergono dai tetti delle case una addosso all'altra, il quartiere armeno con i suoi negozi di ceramiche, ma dove e soprattutto la chiesa di S. Giacomo mi accoglie alle ore 15.30 in una funzione che ha del mistico e misterioso da coinvolgermi totalmente in un nuovo mondo a me sconosciuto e finendo col camminare con i gatti sui tetti delle case per godersi i mercati trafficati dall'alto e il migliore tramonto della città.

Non saluto ancora Gerusalemme, ma so che tra poco la lascerò, inizio a pensare sarà solo un arrivederci e non un addio; La Spianata del Tempio mi aspetta e le procedure per accedere sembrano anche a tratti assurde, ma cosa non lo è qui? Con abilità riesco a passare indenne il controllo e l'ingresso riservato ai turisti è unicamente quello da un tunnel/pedana rialzata costruita sul lato finale del Muro del Pianto, ci sono cori di protesta stamane e chi prega viene coinvolto nella protesta, come è possibile non avere rispetto di un luogo così sacro? Eccomi davanti alla Cupola della Roccia e alla Moschea di al-Aqsa, le nuvole qui sono perennemente basse, sembra poterle toccare con un dito e il vento fortissimo, le fa correre facendo emergere sole e ombre, e veloce scorre il silenzio che avvolge tutto questo luogo, non puoi sostare, non ti puoi fermare, osservi quello che per i musulmani, per gli ebrei e per i cristiani è il luogo più conteso del mondo, non ci sono parole da aggiungere qui, come in ogni angolo di questa città.

Mi rimetto in viaggio la prossima meta è la Palestina, quella che noi europei chiamiamo Cisgiordania e che gli inglesi chiamano West Bank non so cosa mi attende nel viaggio, ma a metà strada mi fermo al museo dell'olocausto Yad Vashem, scopro il numero dei campi di concentramento al mondo (21), approfondisco un pezzo di storia, mi commuovo, niente ti lascia indifferente, anche qui, la strage, gli uomini, i bambini, i loro volti, i loro nomi, i loro giochi, tutto ti lascia un segno e quello che abbraccia il museo è il giardino dei giusti dove rientrano tutti i meritevoli che hanno salvato degli ebrei. Per loro e per la loro memoria sono stati piantati degli alberi di carrubo col simbolo di un rinnovamento alla vita. I nomi i volti che ho visto sono troppi, come quel vagone montato su una finta ferrovia che cade nel vuoto ed è proprio vuota che mi sento anche io andando via da qui.

Betlemme mi accoglie con un sorriso e una povertà tale che mi disarma, spaventa, mi stringe dentro e mi smuove nuovamente e stancamente nuove perplessità. Claire ha una piccola bottega proprio vicino al muro di confine. Vende artigianato locale, mi ospita e mi racconta la sua storia, triste, drammatica, consapevole e lo racconta con un'integrità e un piglio tale che è sconvolgente per chiunque l'ascolti. Mi offre una tazza di the alla menta, vorrei non portarle via niente, ma non me la sento di non accettarlo, voglio essere completamente li per lei e la sua storia mi scuote dentro sentimenti contrastanti, dolore, rabbia, furore, calore, amore, pena, possibilità, umiliazione, tristezza, lotta, ribellione. E' una donna molto bella e ricca di sentimenti, non odia nessuno Claire, odia vivere in quel modo, con quel muro che le impedisce di vedere, di respirare, di vivere una vita normale, posso darle torto? Se passate da Betlemme, cercate Claire sarà la prima ad aprirvi la porta di casa sua, perchè lei le barriere non le impone agli altri.

I betlemiti sono diversi dai gerosolimitani sembrano più aperti alla conoscenza, più allegri, nonostante abbiano molto meno, parlano di amore, riescono a ridere, sono curiosi, ti raccontano la loro storia, non si nascondono perchè lo vogliono, non schivano gli sguardi, ti fanno sentire a casa, sarà perchè lì è la culla dove nacque Gesù, come narravano gli evangelisti? I Betlemiti mettono al mondo figli, perchè quando non sai che giorno ti aspetta domani, preferisci, seppur in un mondo ostile, lasciare una traccia e qualcuno che possa (forse) compiere un passo in più di te. La Basilica della Natività è patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco, può lasciarti disinteressato quello che sai da sempre quando quello che vedi con i tuoi occhi è l'ABC della religione?
La grotta e la mangiatoia, Gesù Bambino, una messa all'alba, un albero di natale, un presepe e un arcobaleno che dipinge il cielo, perchè Betlemme è anche questo.

Il mio viaggio volge quasi al termine, ma le ultime due tappe sono inevitabili in questo cammino il sito archeologico dell'Herodion e Masada. A Herodion è stata rinvenuta la tomba di Erode il cielo bagna la mia testa, a Masada, sita a 400 metri di altitudine rispetto al Mar Morto, il sole splende alto nel cielo e il panorama da lassù vi assicuro che ti lascia senza fiato. Questa fortezza e' stata costruita per essere inespugnabile con mura altissime, ed effettivamente quando guardi il mondo da lassù sembrerebbe proprio di essere i padroni del mondo. Non è poi così strano che il carismatico Erode abbia deciso di vivere lassù...
Saluto questo viaggio con un tramonto e un bagno sul Mar Morto perché poi l'importante per tutti noi non è cadere giù, ma continuare a galleggiare.

Viaggiare per vedere con occhi diversi, per perdersi nelle persone, per conoscere nuove anime, alle volte per tornare con l'amaro in bocca e con le idee non più chiare di quando si è partiti, per scoprirsi e farsi conoscere, per ascoltare, per abbandonare la fede e per ritornare e sentire dentro di te quell'emozione fortissima, misto a fortuna, imbarazzo, amore per essere nato nel posto giusto al momento giusto. Non importa quello che leggi, senti, ascolti in Israele ci devi andare.

Daniela Liberti
 

Febbraio 2017 - “Sono stato in Africa”... quante volte lo hai sentito dire a qualcuno? Oggi posso dirlo anche io. Sì, i miei piedi hanno toccato questo continente: più volte, diversi stati, ma solo quando torni dal Sudafrica puoi chiudere il cerchio e capire cosa sia veramente quello stato d’animo che tutti chiamano mal d’Africa.
L’aeroporto di partenza d'altronde è sempre lo stesso, per fortuna la meta cambia. Il viaggio lo farò da sola, via Dubai, via Johannesburg per approdare a Port Elizabeth.
Eccomi arrivata e qui mi incontro con quattro altre donne, saranno le mie compagne per questa esperienza, un piccolo pezzo d’Italia laggiù nel capo quasi più a sud del mondo.
Noleggio auto, ci attendono 170 chilometri: che l’avventura abbia inizio.
L’esperienza di viaggiare con quattro persone che non conosci e che imparerai a farlo durante il viaggio rende l’occasione ancora più carica di emozioni.
Per anni ho desiderato calpestare questa terra, per anni l’ho descritta e decantata, prendo tutta la consapevolezza, ma lo stupore riesce ad accompagnarmi ad ogni istante.
Pensi a quando da bambina guardi i documentari e ti portano allo zoo e per una vita pensi che la vita non può essere in gabbia.
Dopo ore di volo, dopo aver capito come funziona guidare una macchina con cambio automatico, dopo aver preso la prima rotonda nel senso inverso arrivi a destinazione valichi un cancello, entri in una riserva, la strada sterrata ti fa rallentare l’andatura, ti guardi intorno e vedi l’infinito. C’è un silenzio imperiale, c’è una pace fuori dall’ordinario, c’è un calore che ti abbraccia, c’è improvvisamente un rinoceronte di fronte ai tuoi occhi.
Ti arresti. Lo osservi. Inevitabilmente lo fotografi. Con gli occhi.
Vorrei vedere lo stupore sul mio volto, lo sento. Vorrei qualcuno fotografasse anche me.
Ritorni al rinoceronte lo fotografi ancora, ma questa volta con una macchina fotografica per non perdere l’attimo.
Lo guardi e ti percorre un brivido addosso un mix tra eccitazione, agitazione, contentezza e pensi che non c’è zoo al mondo che tenga, la vita non è così crudele, la vita è vita per qualunque essere vivente nella sua terra.
Immaginavo questo viaggio prima della partenza e pensavo a come sarebbe stato, ma le emozioni che ti sorprendono sono ancora più forti di come le pensi, mentre le vivi.
Ed è così l’inizio di questo viaggio: un susseguirsi di sensazioni fuori dall’ordinario dove il protagonista non sei tu, ma loro, dove loro osservano te e vivono e tu ti commuovi pensando che il presentatore di questo spettacolo sei tu.
Le riserve e i lodge che mi ospitano in questa prima parte del mio viaggio sono tutti di livello, non c’è mai nulla al caso, accoglienze impeccabili, paesaggi e tramonti mozzafiato, camere estremamente accoglienti, ranger super qualificati che non ti fanno perdere niente del contatto con la natura durante un safari. Ogni rallentamento, ogni stop, ogni rettilineo ha dello stupore, vorresti urlare per la gioia, ma invece riempi gli occhi ed è assurdo come sia impossibile saziarsi: zebre, giraffe, elefanti, rinoceronti, bufali,  ippopotami, leoni e leonesse, leopardi, ghepardi, iene, facoceri e numerose specie di antilopi.
Il viaggio prosegue per Knysna e il panorama è un susseguirsi di laghi, montagne, spiagge dorate, rupi e foreste. Questa piccola città vanta un mare bellissimo abbinato a un paesaggio montano altrettanto suggestivo.
Noi scegliamo di dormire a Plettenberg Bay, anche qui tutti ti accolgono con un sorriso lucente anche se è tardi e da qui nei giorni successivi scopriremo i suoi favolosi dintorni e la possibilità di vedere: Monkeylands il santuario dei primati, Elephant Sanctuary per una visita interattiva e un contatto ravvicinato con i pachidermi e infine Birds of Eden, la prima voliera di volo libero nel mondo che ospita più di 3000 specie di uccelli. E’ proprio qui che facciamo la conoscenza di un parrocchetto tutto azzurro con il becco rosso “Azzurrino” che si innamora di noi e noi di lui, la tenerezza e la condivisione è talmente unica che il cuore un po’ resta lì, ma dobbiamo incamminarci per la prossima tappa: Hermanus. Piccolo villaggio di pescatori, riconosciuto dal WWF  uno dei 12 punti di osservazione delle balene al mondo (nel periodo da giugno a novembre).
Non puoi fare altro al cospetto di tanta bellezza e grandezza.  Ti siedi sulle rocce e osservi l’infinito le vedi, sono proprio loro, sbuffano, ti parlano, le osservi passare e andare.
Chiudi gli occhi, macini nuovi chilometri e il panorama magicamente cambia eccoci in quella che ricorda la nostra Toscana dai suoi spazi spropositati e i suoi ordinatissimi vigneti: le Winelands che si estendono intorno a Stellenbosch.
Le vigne si incrociano fino a formare disegni geometrici sulla superficie delle fertili valli, attraversate da catene montuose, creando notevoli effetti scenografici e panorami eccezionali.
Da non perdere una degustazione di rinomati vini sudafricani all’interno di una proprietà vinicola. Fatto!
Il viaggio sta per finire e l’ultima tappa prima della partenza sarà Cape Town.
Guido e il panorama della grande città è dominato dalla Table Mountain, che imponentemente ti accoglie e abbraccia tutta la città, il sole è ancora alto, si decide di salirci subito ed effettuare il tour per avere una prima visuale della città dall’alto.
La strada che ti conduce in cima è preceduta da una lunga fila, da una foto di gruppo (che potrai poi ritirare alle casse di uscita) e da una funicolare che rotea su se stessa in modo da farti vedere, anche mentre sali, la città da diversi punti.
Arrivi in cima e il vento ti porta via, ma il panorama ti lascia completamente esterrefatto che inizi a seguire il percorso delimitato e ti affacci ad ogni centimetro.
Da lassù vedi di tutto Robben Island, Lion’s Heads, Signal Hill, il Green Point Stadium e magicamente nella tua testa senti quel suono corale di vuvuzele dell’estate del 2010 in occasione dei mondiali di calcio.
Continuo a scoprire la città con i giardini di Kirstenbosh nel versante meridionale della Table Mountain, ti accoglie solo silenzio e questa sensazione di pace e di quiete ti accompagna per tutta la visita gustandoti tutto il patrimonio floreale del Sudafrica, non a caso oggi è uno dei giardini botanici più famosi del mondo. Se passi da Cape Town una giornata la devi dedicare al Penisola del Capo, attraversarla tutta fino in fondo, fino al Capo di Buona Speranza passando da Hout Bay – piccolo villaggio di pescatori – Simon’s Town – dove troverete la statua di Just Nuisance un cane sepolto con gli onori militari, fatevi raccontare la sua storia dai locali – Boulder Beach – per osservare i pinguini – pranzare in uno dei ristorantini locali lungo la costa – proseguire per il Capo di Buona Speranza  dove troverete zebre di montagna, volpi, antilopi e una piccola varietà di babbuini, ma un consiglio non dategli confidenza, non sono molto amichevoli!
Arrivare fino al faro con la funicolare o a piedi, come preferite, godervi il panorama e riconciliarvi con il mondo, rientrare in città e percorrere la Chapman’s Peak Drive che corre a strapiombo sul mare ed è una delle strade panoramiche più belle del paese, dove potrete godervi anche un cielo al tramonto da urlo e da non perdere i Twelve Apostles nell’ultimo pezzo prima di arrivare al Victoria & Alfred Waterfront di Cape Town dove mi fermo per cena in uno dei numerosi ristoranti caratteristici sul porto  tuttora funzionante, e arricchito da un complesso di negozi, ristoranti, bar, pub, mercati dell’artigianato, musei, cinema, acquario, ricavati dai vecchi edifici e magazzini portuali.
Seguo la musica e la mia ultima serata in Sudafrica è accompagnata da un concerto e da persone che si accalcano e si godono l’allegria ed è con questa emozione addosso che saluto questo paese, sperando di poterci tornare, di poterlo rivedere, di scoprire ancora di più, di vedere quello che non sono riuscita a vedere in questo viaggio e ricordando le parole di Nelson Mandela: “Non c’è niente come tornare in un posto rimasto identico per scoprire in quanti modi sei cambiato”. Goodbye South Africa!

Daniela Liberti - Travel Consultant

 

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