mercoledì 18 luglio 2018
 
 
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Reportage di Viaggio

Luglio 2018 - Se le tartarughe marine, gli squali, le murene, le razze, i pesci pappagallo, i delfini e le cernie patata popolano i vostri sogni, allora è proprio il caso di partire per una destinazione "diving". Ecco alcune proposte elaborate dal tour operator Evolution Travel per andare alla ricerca delle più belle mete per chi vuole andare alla scoperta della fauna e della flora locale dell’Oceano Indiano.
 
Tanzania: Isola di Mafia
A poco più di 25 chilometri dalla costa della Tanzania, lambita dalle acque dell'Oceano Indiano troviamo la quasi sconosciuta isola di Mafia (chiamata anche Chole Samba), luogo magico, dove riscoprire la natura, con i suoi profumi e dove il tempo è scandito dal sorgere e dal calare del sole. Il Pole Pole Resort (che in lingua Swahili significa “piano piano”) è situato nella zona di Utende, davanti alle isole di Chole, Juani e Jibondo, a circa 30 minuti di auto dall’aeroporto di Mafia/Kilindoni. Immerso in un rigoglioso giardino tropicale, il resort si compone di soli 7 lussuosi bungalow palafitta (di circa 60 mq.), costruiti con legni pregiati e materiali tradizionali. I bungalow dispongono di ampia veranda con comodi divani per il completo relax e con vista mozzafiato su Chole Bay. Due Bungalow sono “Family” ed hanno due camere. Il ristorante propone piatti della cucina Swahili, internazionale e con un tocco di italianità. Completano l'offerta il Bar, il Centro benessere con massaggi e aromaterapia, la piscina e la spiaggia attrezzata, ricavata tra le mangrovie. Il Pole Pole organizza per i propri ospiti una ampia scelta di escursioni sia in barca sia in auto e fuoristrada 4x4. Gli sport vanno dallo snorkeling alle immersioni, con il centro immersioni dell'albergo: il Mafia Island Sea Point. Per i sub ricordiamo che il Mafia Island Marine Park (822 kmq di superficie) è la più vasta area marina tutelata dell’Oceano Indiano. I fondali ospitano barriere coralline ricche di vita con oltre 400 specie di pesci identificate. La pesca è consentita solo in determinate zone, solo agli abitanti e solo con metodi tradizionali.
 
Maldive: Biyadhoo Island Resort
L’isola di Biyadhoo, le cui dimensioni sono 500 m x 400 m, è nell’atollo di Male Sud. È circondata da una barriera corallina ed è il paradiso per gli amanti dello snorkeling e delle immersioni! Il Biyadhoo Island Resort dispone di 96 camere completamente immerse nel verde, tutte fronte mare, con balcone o terrazzino privato. Per gli amanti della SPA sono disponibili trattamenti ayurvedici ed estetici con prodotti naturali come riso, caffè, arancia, miele, cocco e erbe aromatiche. Il “Dive Ocean” è un centro internazionale di immersioni altamente qualificato che propone corsi anche di rilascio brevetto PADI, dotato inoltre di tutta l’attrezzatura per fare semplicemente snorkeling.
 
Indonesia: sull'isola Siladen
Siladen, l’isola più piccola nel Parco Marino Protetto di Bunaken, è un paradiso di tranquillità senza strade né automobili. Il Kuda Laut Boutique Resort è stato inaugurato nel 2017 ed è il posto ideale per fare immersioni e snorkeling...o per un sano riposo. Il Kuda Laut Resort (kuda laut in indonesiano significa cavalluccio marino) sorge davanti ad un’ampia spiaggia con un bellissimo house reef e gode di un panorama grandioso su Bunaken e la costa settentrionale dell'isola di Sulawesi. Il resort si compone di 8 bungalow e 4 camere superior, di un ristorante, di una Spa e della piscina che si allunga fino al beach bar sulla spiaggia. Il centro immersioni ha un'aula didattica e una camera deumidificata dedicata ai fotografi con 12 postazioni per gestire e preparare la strumentazione fotografica o video.
 
Filippine: isola di Malapascua
L'isola di Malapascua, una nuova ed incontaminata frontiera per le immersioni, si trova a 8 km a nord-est di Cebu. Circondata da acque cristalline e dai giardini di corallo del Mar delle Visayas, l’intero giro dell'isola si può fare a piedi in circa due ore: un piccolo paradiso dove il tempo si è fermato. Il Malapascua Exotic Island Dive & Beach Resort si trova nella parte meridionale dell’isola ed è stato il primo resort a stabilirsi sull’isola nel 1998. È composto da 28 camere, un ristorante fronte mare con piatti della cucina internazionale e filippina e una Spa con vari tipi di massaggi: riflessologia plantare, massaggi Thai, Svedesi, Shiatsu e Aroma Terapia. Il Diving Center (5 Star PADI, all’interno del resort) garantisce splendide immersioni sia per principianti sia per subacquei esperti e amanti dei relitti, con immersioni anche ai famosi siti come Monad Shoal, il Relitto Doña Marilyn e Calanggaman Island.
 
Febbario/Marzo 2018 - Per migliaia di anni la Slovenia ha rappresentato un crocevia di nazioni e un melting pot di ispirazione naturale e culturale, dalle Alpi al Mediterraneo, dal Carso alla Pianura Pannonica, dove sono state create alcune delle più grandi meraviglie del genere umano e della natura. Andiamo allora a conoscere i siti culturali sloveni.
 
I TESORI PIÙ ANTICHI DEL MONDO
 
Il primo strumento musicale conosciuto al mondo, è un importante contributo sloveno alla storia della musica. Il flauto costruito in osso d’orso, trovato nella grotta Divje Babe, è l'unico flauto al mondo creato e utilizzato dall'uomo di Neanderthal. Gli archeologi credono lo strumento risalga a circa 60.000 anni fa! Questo prezioso reperto di rilevanza mondiale è ospitato nel Museo Nazionale della Slovenia (Narodni muzej Slovenije). Sarà per questo che il paese ha uno degli istituti musicali professionali più antichi d'Europa, l'Accademia Philharmonicorum, dove tra gli altri componeva e dirigeva anche il famoso Gustav Mahler?
 
L'esplorazione della cultura palafitticola della palude di Lubiana (Ljubljansko barje) condusse gli archeologi alla scoperta della ruota di legno con asse più antica del mondo - risalente a oltre 5.000 anni fa. La plurimillenaria cultura delle palafitte è iscritta nella lista del patrimonio Unesco. Dal 2018 è possibile vedere la ruota, che sorprende per la sua elaborazione creativa, alla nuova mostra permanente nel Museo civico di Lubiana.
 
PATRIMONIO DELL’UNESCO IN SLOVENIA
 
La più antica città mineraria slovena, Idrija, è patrimonio UNESCO grazie alla seconda miniera di mercurio più antica del mondo, operativa per oltre 500 anni. "Anthony's Main Road" è uno dei più antichi ingressi in miniera conservati al mondo, che porta ad oltre 700 chilometri di gallerie sotto il pittoresco centro storico, da cui sono state estratte oltre 147.000 tonnellate di mercurio. Ma altre gemme slovene vantano il titolo di patrimonio mondiale dell'UNESCO: le grotte di San Canziano, un regno di stalattiti e stalagmiti, è un monumento unico con il canyon sotterraneo più profondo d'Europa. E ancora la palude di Lubiana legata all’antica civiltà palafitticola, la “Passione di Škofja Loka”, rappresentazione storica che si tiene ogni 6 anni nel centro medievale della città e che coinvolge più di 900 membri della locale compagnia teatrale, e infine la foresta vergine di Krokar con il Monte Nevoso.
 
L'ARCHITETTURA UMANISTICA SENZA TEMPO DI JOŽE PLEČNIK
 
La riprogettazione di Plečnik del centro della capitale Lubiana è uno dei più grandi monumenti architettonici dell'Europa del 20° secolo. Jože Plečnik ha lasciato il segno in tutta la Slovenia, con uno stile innovativo ma senza tempo. Ispirato al design armonioso dell'antichità, ha saputo combinare elementi classici e materiali locali, consentendo una pianificazione urbana sostenibile. Grande seguace di antichi ideali, concepì appositamente una città adattata ai bisogni fisici e spirituali. Il modo migliore per conoscere il lavoro di Plečnik a Lubiana è fare una passeggiata, come lo stesso architetto amava fare: nel cuore di Lubiana, i famosi Tre Ponti attraversano il fiume Ljubljanica, e solo a pochi passi inizia una serie di portici sul mercato coperto. Da non perdere il Križanke Theatre estivo all'aperto, uno dei luoghi più affascinanti della Slovenia. I progetti di Plečnik a Lubiana, oltre a quelli che l’architetto realizzò nella città di Praga, sono candidati per l'ingresso nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.
 
CITTÀ ANTICHE DAL PROFUMO ROMANTICO
 
Numerose città slovene hanno un'anima romantica. Il ricco patrimonio culturale e storico ha dato a queste città un carattere affascinante. Le mura medievali conservate proteggono ancora antiche usanze e tradizioni, arti e mestieri tradizionali, così come i piatti tipici sloveni. Le città antiche della Slovenia hanno toccato la preistoria e l'epoca romana, il Medioevo, il barocco e l'era moderna. Assicurati di fermarti a Capodistria, pieno di fascino veneziano, destinazione d'eccellenza europea di quest'anno. O a Kranj, la capitale delle Alpi slovene, oppure ancora a Novo mesto, meraviglia archeologica tra le colline vinicole.
 
I LUOGHI ICONICI DELLA CULTURA SLOVENA
 
I luoghi iconici della cultura slovena sono noti per la loro ricca storia e tradizione. Lubiana, la capitale della Slovenia, è stata ricostruita dal famoso architetto Jože Plečnik come una città verde a misura d'uomo. Bled offre una vista perfetta su di un incantevole lago alpino, al centro del quale sorge una piccola isola con la sua chiesetta gotica. Pirano, un'incantevole cittadina mediterranea dall'architettura veneziana, è orgogliosa delle sue saline con 700 anni di tradizione. Celje è la città dei conti, la più famosa dinastia nobile della storia slovena, che ha eretto il più grande castello medievale del paese. Maribor, la seconda città slovena più grande, ospita Stara Trta, la vite più antica del mondo. La scuderia di Lipica è la più antica al mondo conosciuta per l'allevamento continuo di cavalli aristocratici lipizzani. Ptuj, la città più vecchia del paese, ospita la cantina vinicola più antica, con un archivio datato 1917, ed è nota per la maschera carnevalesca del Kurent, dal 2017 patrimonio intangibile dell'UNESCO.

Ottobre 2017 – Spesso si pensa al viaggio come a una fuga, ad una sorta di Oracolo che dovrà darci quelle risposte che da soli non siamo riusciti a dare alle nostre domande; altre volte, invece, crediamo necessariamente di dover andare via, lontano. È solo questo, la distanza, a darci l’illusoria impressione di essere davvero partiti.
Eppure non conta quanto ci si allontana da casa: un viaggio resta tale anche se si tratta di una breve gita a pochi chilometri dal luogo in cui viviamo. Un viaggio è ogniqualvolta visitiamo un posto nuovo, oppure quando lo stesso angolo di mondo lo guardiamo da una diversa prospettiva.
Così non conta quanto tempo staremo via o se ci dirigeremo in un altro stato o continente, innanzitutto occorre conoscere il proprio paese, esplorarlo con la stessa curiosità e il medesimo entusiasmo con cui visiteremmo una terra straniera.
Perfino un viaggio verso una meta più vicina, la Calabria, può infatti rivelarsi, per alcuni, un’esperienza esotica!
Si comincia con un lungo viaggio in macchina; tra me e la meta prescelta, Tropea, più di mille chilometri di distanza. In realtà la base di partenza è stata individuata a Coccorino, una frazione del comune di Joppolo in provincia di Vibo Valentia, non lontano appunto dalla celebre località balneare calabrese.
Una cittadina graziosa anche se piuttosto essenziale: chiesa, bar centrale, negozio di alimentari, ristorante e mare. Tuttavia si tratta di un ottimo e strategico punto iniziale per raggiungere diversi luoghi di interesse nella zona di Capo Vaticano, dove, dal Faro, è possibile avere una perfetta e suggestiva visuale sulla costa.
La Costa degli Dei, anche nota come Costa Bella, vanta infatti splendide spiagge dorate e un mare dalle infinite sfumature verde-azzurro; tra queste le più note sono quella di Tropea, dove però ad Agosto trovare un posto libero significa giocare una partita a Tetris, la rinomata Baia di Riaci, oppure, procedendo ancora verso Sud lungo la costa, quella di Grotticelle nei pressi di Ricadi.
Spiagge meno frequentate ma altrettanto belle sono invece il Tono e il Tonicello, ma soprattutto la Baia di Formicoli, la mia preferita.
A pochi chilometri da Tropea questa baia, prevalentemente rocciosa ma con qualche insenatura sabbiosa, si affaccia sull’azzurro intenso del mare, anch’esso a tratti dotato di un fondale di sabbia e a tratti di scogli. A differenza di numerose spiagge della costa, Formicoli è facilmente raggiungibile a piedi senza troppa fatica e possiede due grandi parcheggi per le auto; inoltre è ben attrezzata in termini di bar e noleggio imbarcazioni. Nonostante gli svariati servizi, però, conserva la sua natura incontaminata: basta infatti superare la prima insenatura della baia per raggiungere spazi più tranquilli e appartati tra il promontorio di arenarie e il mare.
Più impegnativo è invece raggiungere il Giardinello, spiaggia nel comune di Santa Domenica, in quanto bisogna scendere un sentiero scavato nella costa ripida e scoscesa.
Ma il più grande mistero resta però come poter giungere alle innumerevoli insenature visibili dall’alto del promontorio; a quanto pare l’unica via sembra essere il mare, ecco perché mi sono munita di una fantastica canoa!
Tropea resta certamente la meta più in voga e con un fascino irresistibile, sia di giorno che di sera, coi suoi locali sul corso, i negozi, i ristoranti, il panorama mozzafiato e le sue differenti espressioni storico-artistiche. In particolare, non si può in alcun modo trascurare il santuario Santa Maria dell’Isola, il cui primitivo impianto risale addirittura all’Alto Medioevo. Per solo 1,50 Euro (2 Euro la sera) è stato possibile visitare, oltre alla chiesa, il piccolo museo ed accedere al giardino panoramico.
Di indiscutibile fascino, soprattutto la domenica, giorno del mercato, è inoltre Nicotera, caratteristica cittadina arroccata sulle montagne, lì costruita in passato per sfuggire alle incursioni saracene. Non manca poi il mare, dato che il comune si estende a tutti i livelli fino a comprendere la parte di Nicotera Marina.
Moltissime altre le escursioni possibili: le minicrociere alle Isole Eolie, una gita a Pizzo, dove assaggiare il famoso tartufo gelato, la visita alla città di Vibo Valentia per una giornata all’insegna di arte, cultura e shopping, per poi concludere con una scampagnata fra le montagne calabresi.
Di notevole interesse è stata proprio la gita a Serra San Bruno e alla sua Certosa fondata da Bruno di Colonia nel XI secolo. Poiché vi si osserva la regola del silenzio e si pratica la clausura, non  è concesso visitarne l’interno, tuttavia è stato allestito un museo che riproduce la vita dei monaci.
L’atmosfera estremamente spirituale è suggerita non soltanto dalla struttura e dalla pace che la contraddistingue, ma anche dall’ambiente circostante caratterizzato da una radura di faggi e pini e dal Laghetto di San Bruno.
Ma Serra è anche nota per i suoi funghi e quindi come non fermarsi a mangiare, io e il mio ‘compare’, in una delle tante locande?
La Lumera ci ha così accolti con un ricco e gustoso menu: antipasto casereccio con affettati locali, funghi e pomodori sott’olio e un primo piatto corposo a base di fileja, una tipica tipologia di pasta calabrese, con funghi e speck. Confesso che per pudore non ho chiesto il bis di fileja, ma questo resterà un mio grandissimo rimpianto perfino in punto di morte! Infine, per non farci mancare nulla, abbiamo concluso il pasto con delle costine di maialino nero in agrodolce e crema di funghi, il tutto accompagnato da una bottiglia di vino rosso Cirò. Dopo un caffè e un vero Amaro del Capo, siamo riparti, come si potrà immaginare, di slancio!
Ovviamente per mangiare bene, in grandi quantità e a prezzi perlopiù discreti, non è stato necessario scalare i monti, ma è bastato recarsi nel primo ristorante di Coccorino, da Mercurio, dove siamo stati deliziati con una splendida cena di pesce comodamente gustata in terrazza e al tramonto. Senza poi dimenticare la carne e i formaggi di Monte Poro e la sagra della ‘nduja  di Spilinga, del ‘pruppu’ (polpo) a Joppolo, del vino a Brattirò e della cipolla a Ricadi. Va a questo punto svelato un falso mito: la celebre cipolla di Tropea, in realtà, è prodotta proprio a Ricadi, ma viene associata alla cosiddetta perla del Tirreno per ragioni commerciali.
Tipiche tradizioni di queste sagre, oltre ai giochi pirotecnici e alla musica locale, sono l’arrivo dei giganti, fantocci portati a spalla e fatti ballare a ritmo di tamburi, e  U’ CAMEJUZZO I FOCO, una folle rassegna folcloristica. Dico folle perché, per quanto storicamente si tratta di una danza di fuoco evocativa che simboleggia la purificazione del territorio dalle influenze negative, e quindi la cacciata dei Saraceni, prevede che un individuo, generalmente poco tutelato da apposite attrezzature di sicurezza, indossi una struttura di legno, il camejuzzo, che sarà successivamente incendiata. Per di più gli zampilli da esso provenienti spesso raggiungono il pubblico. Quindi, se partecipate a simili manifestazioni, osservate da lontano, riuscirete comunque a vedere l’esibizione e in più salverete i vostri vestiti!
Ma spesso e volentieri nemmeno si è dovuto varcare la soglia di casa: in ogni famiglia calabrese che si rispetti c’è sempre una nonna vestita di nero che cucina i pomodori e le melanzane del suo orto e uno zio che la mattina va a pesca e dopo poche ore accende il fuoco per fare la brace.
E se è vero, come scrisse Voltaire, che “È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria”, resta comunque un vero peccato, a mio avviso, desiderare di esplorare il mondo prima della nostra  Penisola che resta, senza ombra di dubbio agli occhi di tutti, una meravigliosa bellezza da scoprire.
 
Veronica Elia
 

Settembre 2017 – Dopo essermi per la prima volta innamorata della  Grecia nel 2015 (http://www.ilgiornaledeiviaggi.it/reportage-di-viaggio-in-grecia-alla-ricerca-dellospitalita-mediterranea-veronica-elia.html), quest’anno ho deciso di ritornarvi per continuare la scoperta di questo incantevole paese dove cultura, cucina e bellezze paesaggistiche assumono infinite sfumature diverse in una cornice comune e sempre chiaramente riconoscibile, la Grecia.
A mia disposizione, ancora una volta, un mese da trascorrere in compagnia del popolo ellenico, ma ad essere onesti tracciare un itinerario è stato difficile: troppe le isole (ben 6000 compresi gli isolotti) tra cui scegliere, numerosi i luoghi di interesse culturale e infinite le spiagge su cui distendersi al sole.
Tuttavia, alla fine, il percorso prescelto ha incluso una breve tappa ad Atene, la visita della costa sudorientale di Creta, il soggiorno a Karpathos e la scoperta di Rodi, destinazioni che fra l’altro consiglio a coloro che praticano sport quali surf, windsurf e kitesurf per la forte presenza di vento e di strutture appositamente attrezzate.
Anche stavolta partenza da Milano in auto anche se abbiamo preferito raggiungere la Grecia non via terra ma imbarcandoci da Bari a Igoumenitsa da cui poi abbiamo proseguito la strada fino ad Atene.
Una volta giunti nella capitale greca abbiamo cercato una camera per la notte e ci siamo dunque sistemati in periferia. Il giorno seguente il nostro arrivo, pronto ad attenderci, un secondo traghetto per Creta, ma non prima di sera, quindi abbiamo avuto il tempo di trascorrere la giornata girando per la città. Lasciata l’auto vicino al Pireo, abbiamo preso la metropolitana fino alla fermata di Monastiraki, zona culturale e turistica da cui, dopo una bella passeggiata, ci siamo diretti verso l’Acropoli. Una visita stancante, tenendo conto delle elevate temperature del mese di luglio, ma al tempo stesso di fascino indescrivibile.
Impossibile per noi soffermarci più a lungo, il traghetto ci aspetta, così torniamo verso il porto.
Dopo un’altra notte trascorsa in nave, giungiamo ad Heraklion; l’impatto con Creta è esattamente come ricordavo: le vie affollate della città si diradano progressivamente a mano mano che si procede verso l’interno montagnoso dell’isola fino ad arrivare dove due anni fa non ero riuscita a “piantare la mia bandierina” , a Tsoutsouros, un piccolo villaggio di pescatori situato sempre nella provincia di Heraklion ma lungo la costa sud-est.
Questa volta, siccome i traghetti sono stati necessariamente prenotati in anticipo, non ci siamo sentiti di rischiare con gli alloggi, infatti, eccetto la sistemazione ad Atene, tutte le altre sono state selezionate prima della partenza. Così, una volta arrivati sull’isola natale di Zeus, ci siamo diretti verso il piccolo residence di Tsoutsouros.
Prima grande differenza tra la parte nord di Creta, precedentemente visitata e caratterizzata da un susseguirsi di località balneari, e la zona sud è il volto selvaggio di quest’ultima con strade strette e tortuose che, scendendo sul mare, terminano in numerose calette sul litorale.
A testimonianza della quasi totale estraneità del luogo al turismo, le facce degli abitanti incuriosite al nostro arrivo; tuttavia lo sviluppo di questa attività è evidente date le differenti strutture ricettive  e le svariate taverne affacciate sul mare, alcune delle quali in costruzione.
Lungo questo tratto di costa imperdibili le spiagge di Lendas, vasta distesa di sabbia frequentata anche da nudisti e naturisti, e Listis, piccola caletta incontaminata tra le rocce raggiungibile soltanto attraverso una ripida discesa praticabile a piedi; procedendo ad est si incontra Kamboula, un’isolata spiaggia di ciottoli ma di più facile accesso. Sempre nei dintorni e da non perdere la sabbiosa Kastri e Skouros, il cui nome deriva da una grande roccia sita nella parte più occidentale della spiaggia e dove potrete trovare una distesa di sabbia e sassolini con una fila di alberi che regala un po’ d’ombra nelle ore più calde della giornata.
Ma Creta, oltre al relax e al mare, offre la possibilità di visitare musei folcloristici e altri luoghi di interesse culturale come il Palazzo di Cnosso; non manca inoltre l’occasione per  organizzare escursioni naturalistiche per esempio nella profonda Gola di Samarià o sull’altopiano di Lashiti , dove nei pressi del villaggio di Psyhro si trova la Grotta di Diktéon o Grotta di Zeus. Qui, secondo la leggenda, la titanide Rea nascose  l’appena nato Zeus per proteggerlo dal padre Crono che era solito divorare i suoi figli. Questa vasta cavità naturale può essere raggiunta dopo circa quindici minuti di camminata in salita, percorribile anche a dorso di un asino. L’ingresso di 6 Euro permette di accedere ad una ripida scalinata che conduce nel cuore della grotta dove sarà possibile ammirare una superficie di 2200 metri quadrati caratterizzata da stalattiti e stalagminti
Dopo circa uan settimana dal nostro arrivo è giunto il momento di prendere un nuovo traghetto dal porto di Sitia con destinazione Karpathos. Il viaggio è stato questa volta un po’ più difficoltoso a causa del ritardo della nave e soprattutto del mare mosso, tuttavia la nostra avanzata procede inesorabile fino a Pigadia dove siamo accolti dalle luci delle taverne che illuminano indisturbate la notte. Ma non è qui che dobbiamo fermarci, la nostra meta è Arkasa, sul versante sud occidentale dell’isola.
L’indomani, senza perdere tempo, ci siamo messi in moto per scoprire nuove spiagge.  Su consiglio di un’amica decidiamo, nel corso della settimana, di visitarne più di una al giorno; ci sono le famose Apella Beach, Kyra Panagia  e Achata Beach sopra a Pigadia, raggiungibili fra l’altro anche grazie ad una navetta che, al costo di 10 Euro, conduce i tanti (forse anche troppi!) turisti in ognuna di esse nell’arco di un’unica giornata. Ma è soprattutto la costa ovest di Karpathos ad attirare la nostra attenzione con le spiagge di Lefkos, Agios Nikolaos e Agios Theodoros, la più affascinante di tutte insieme all’adiacente Araki. Queste due ultime spiagge sono una perla nascosta, si tratta di piccole insenature di ciottoli rossastri scavate nel litorale dove sono stati messi a disposizione pochi ombrelloni a modici prezzi e dove è possibile rilassarsi in tutta tranquillità al solo suono del mare.
Inevitabile una visita ad Olimpo, cittadina arroccata nell’entroterra dove originariamente le abitazioni erano costruite in pietra per passare inosservate durante eventuali attacchi nemici e famosa per i suoi mulini a vento.
Tuttavia, ancora una volta, è una meta meno turistica a conquistarci: Finiki, nei pressi di Arkasa. In questo villaggio edificato intorno ad un porticciolo abbiamo potuto pranzare nella terza migliore taverna dell’isola, Marina. Il ristorante ci ha offerto un’ottimo pescato del giorno, due orate scelte di persona direttamente in cucina, e un piacevole vino rosso locale, il tutto gustato con vista sul mare.
Ma ancor più caratteristica è stata la notte bianca di Finiki, organizzata a sostegno del cancro al seno, durante la quale, pagando solo 5 Euro a persona, è stato possibile consumare un illimitato numero di loukoumades, piccole frittelle dolci ricoperte di miele, e di bicchieri di raki, ma soprattutto in questo modo è stato possibile accedere al molo dove sono stati sistemati tavoli e sedie intorno ad un’improvvisata pista da ballo governata da musiche e danze tipiche greche. Sembrava di stare in un film!
Unico difetto dell’isola i prezzi forse un po’ più alti rispetto ad altre località greche: la benzina, i supermercati ed anche alcune taverne spesso si sono rivelati troppo cari, ovvimante bisogna tener conto delle difficoltà nel far arrivare determinati prodotti su un’isola relativamente piccola, tuttavia l’impressione generela è che a Karpathos il turismo di massa sia una recente novità e dunque spesso i commercianti ed i ristoratori cercano di ricavare il più possibile dai turisti anche se in questo modo il rischio è quello di allontanarli per il futuro. In ogni caso, facendo attenzione e ricercando servizi più spartani ma altrettanto validi è facile aggirare il problema.
Così, con il vento di Scarpanto ancora sulla pelle, si riparte, Rodi ci aspetta.
Anche l’arrivo sull’isola più grande del Dodecaneso è avvolto dalle ombre della sera, ma l’atmosfera turistica e la vita notturna sono subito evidenti ai nostri occhi.
In realtà, procedendo verso la nostra destinazione, la regione di Lahania, ben più a sud del capoluogo Rhodes, la folla si disperde e, nonostante i molteplici residence, la zona appare immediatamente più tranquilla.
Affamati, ci fermiamo in un locale, il GreCafé, dove gustiamo i gyros più buoni di tutta la vacanza e dove diventiamo subito noti come quelli dei “two more”, visto che io ed il mio compagno di viaggio dopo la prima porzione facciamo spudoratamente  il bis. Si sa, la vita di mare mette fame!
Ed è proprio il mare che a Rodi fa da padrone. Qui, infatti, gli amanti delle lunghe nuotate troveranno una meta da sogno: l’acqua cristallina è caratterizzata da temperature più elevate rispetto alle due precedenti isole permettendo così ai bagnanti di trascorrere ore intere immersi in un vero paradiso naturale.
Lungo la costa giocano ad alternarsi spiagge di ciottoli dal fondale profondo e lidi bassi e sabbiosi. Tra le prime Plimmyri Beach, Gennadi Beach, Kolymbia Beach e Ladiko Beach, soprannominata dagli abitanti locali la “spiaggia di Anthony Quinn” poichè l’attore hollywoodiano, che rese Rodi famosa nel mondo grazie al suo ruolo di Zorba il Greco, innamorato di questo luogo, cercò di acquistare una proprietà non lontana dalla spiaggia. Tra le seconde la lunga spiaggia di Faliraki, Tsambika Beach, Lee Beach nella località di Pefki, Glystra Beach e la peculiare distesa di Capo Prasonisi che, con il suo istmo allungato tra il mare di Karpathos e il Mediterraneo, durante la bella stagione è nota soprattutto agli appassionati di kitesurf, in inverno, invece, rimane completamente isolata dal resto dell’isola.
Anche Lindos vanta una celebre spiaggia sabbiosa raggiungibile a piedi attraversando il paese abbarbicato alla costa. Una cittadina molto affascinante carattarizzata da un intreccio di viette dove è facile perdersi e dove poter trascorrere una bellisima serata dopo una visita alla suggestiva Acropoli (12 Euro).
Svoltando ad Arhangelos troverete invece Stegna Beach, una baia di sassi e sabbia con graziose taverne affacciate sul mare in cui gustare piatti tipici a base di pesce.
Inoltre, per chi volesse unire l’utile al dilettevole, consiglio di trascorrere una mattinata ad Agathi Beach, rifocillarsi in una taverna per pranzo e, passate le ore più torride, conciliare il relax con la visita al sovrastante Castello di Faraklos ed infine rinfrescarsi dopo la scalata con un tuffo ad Haraki Beach.  
Come a Creta, anche a Rodi, il mare non è l’unica attività possibile, infatti vale la pena dedicare del tempo a qualche escursione, per esempio a Petaloudes, cioè la Valle delle Farfalle. Nei mesi estivi le falene, attirate in questa gola dall’odore della resina degli alberi,  escono dal loro bozzolo regalando ai visitatori uno spettacolo di vivaci colori; per chi vi si recasse fuori stagione, sarà in ogni caso possibile godere in maggiore tranquillità dello splendido sentiero che si addentra nella foresta circondato da torrenti e laghetti.
Infine, non può mancare una visita alla Città Vecchi di Rhodes con la sua commistione di elementi architettonici bizantini, turchi e romani. Essa è suddivisa in tre parti: il Quartiere dei Cavalieri con buona parte dei monumenti medievali, la Hora, cioè il quartiere turco, ed il Quartiere Ebraico. Insomma, impossibile sfuggire al fascino del dedalo di vie della Città Vecchia e alla magica atmosfera dell’isola dove mito e storia si sovrappongono dando vita a numerosi racconti e leggende.
Siamo così giunti al termine di questo intenso mese ed una lunga traversata ci aspetta per tornare a casa.
Ripenso a tutti i luoghi visitati, alle persone conosciute a Karpathos e a Rodi e a quelle ritrovate a Creta. Intanto i vestiti nel mio bagaglio hanno fatto spazio ad una bottiglia di vino regalata da un amico, ad una vaschetta con la sabbia di Agios Nikolaos e le conchiglie di Tsambika Beach e mentre riordino le ultime cose prima della partenza mi capita fra le mani un articolo messo da parte quando ero ancora a Milano in cui ho letto che per godere appieno dell’atmosfera greca occorre trascorrervi tre settimane: la prima si entra in contatto con il suo stile di vita continuando però a rimanere ancorati ai propri ritmi quotidiani, la seconda permette di entrare nella mentalità ellenica, ma è solo con la terza che si acquisisce quell’attitudide solare e sorridente propria dei greci e, ripensandoci a viaggio concluso, credo sia vero, tre settimane sono il lasso di tempo necessario per rendere un viaggio la splendida scoperta di un’altra cultura.
A cosa mi è servita la quarta settimana? Bhe, giudicate voi, alla quarta settimana mi sono ambientata a tal punto da preparare gyros e tsatsiki direttamente a casa!
 
Veronica Elia

 

Maggio 2017 - C'era una volta un'isola di nome Karpathos, tradotta in italiano Scarpanto. Nasce a metà strada tra Creta e Turchia, fa parte delle isole del Dodecanneso ed è la seconda in ordine di grandezza. Sicuramente la più bella e inaspettata.

E' stretta e lunga e le sue misure sono: 49 chilometri di lunghezza 11 di larghezza, nel punto più stretto solo 6 e il suo perimetro è di 160 chilometri dove troverete, paesini e spiagge che vi affascineranno sempre e comunque.  L'aspettativa alla prenotazione era di una classica isola greca, fatta di locali, tanto turismo, panorami tipici e case bianche con tetti azzurri, non che questo manchi, ma su questa isola troverete anche qualcosa in più.

Pigadia è il capoluogo, qui troverete la via dello struscio: una lunga via tappezzata di negozi di souvenir, boutique, ristoranti, pub, locali e il maggior movimento dell'isola, il paese termina con il porto, da dove partono escursioni ogni mattina e dove l'acqua del mare è incredibilmente azzurra e cristallina, questo è il primo impatto perchè ho deciso che questa località è il posto dove dormirò per questa settimana.
Mi metto a caccia di un mezzo, e dopo qualche passo nei pressi della città, scelgo uno tra i diversi centri di noleggio. La signora che mi accoglie ha questa aria malfidente, mi osserva con sguardo di sfida, non vorrebbe nemmeno aiutarmi, ma poi capisce sono italiana e il suo volto si riempie di un sorriso pieno, fiero e gentile. Mi dice di tornare il giorno dopo per il ritiro del mezzo, un cinquantino un po' usurato e vecchiotto, ma adatto al genere di vacanza che cerco. L'indomani mi lascia una cartina, la guardo, la giro e rigiro, ma poi decido vado a casaccio, da qualche parte arriverò.

Non ho una meta e quindi seguo la strada e mi faccio guidare dal vento e dalla strada che scorre, arrivo in questa spiaggia sulla costa orientale dell'isola di nome Apella Beach.

La strada che mi porta alla spiaggia lasciando alle spalle la strada principale è alternata da diverse conformazioni geologiche, tra cui promontori, strapiombi, rocce stratificate e strati argillosi, corsi d'acqua, colline, montagne.

Tutto questo da vita a un paesaggio naturale, variegato e sicuramente bellissimo, penso che sia un contesto unico, ma nei giorni a seguire mi renderò conto che le più belle spiagge di acqua cristallina di questa isola, su entrambi i versanti, regalano un viaggio su questi panorami che mozzano il fiato e ti fanno sentire lontanissimo dall'idea della classica Grecia.

Le altre spiagge da non perdere sono:  Diakoftis beach, Damatria beach, Amoopy Bay, Kyra Panagia, Achata beach, Makri Gialos beach, Lefkos beach, Agios Nikolaos beach ognuna di loro con una particolarità, ma con un comun denominatore: all'ora di pranzo, nelle ore più calde, queste spiagge si svuotano e restano delle piccole oasi desertiche dove godersi del tempo in compagnia solo della propria ombra. Un sogno.

Se fate solo una settimana cercate di fare più di una spiaggia in una giornata perchè sono tantissime (circa una settantina) e in moltissime la vegetazione tende ad arrivare fino al livello del mare riflettendo le mille sfumature di verde nell'azzurro del mare e le rocce nelle spiagge di ciottoli e sabbia; tutte sono raggiungibili via terra, talvolta con sterrati di una certa difficoltà, alcune solo via mare, potrete quindi scegliere quella più adatta a voi.

La vegetazione è tipica e prettamente mediterranea, vengono coltivate olivi, fichi, ortaggi, vite. 

La fauna è variegata di uccelli e pesci tra cui non mancano tartarughe e foche e la flora, come già detto, regalano un aspetto del tutto particolare. Il monte più alto è chiamato Kali Amini sorge nella zona centro nord dell'isola è misura 1251 m. s.l.m. Troverete siti archeologici risalenti all'era preistorica fino all'epoca romana e bizantina

Quello che di certo non manca è il folclore e le tradizioni, gelosamente custodite e proposte nei numerosi eventi che si svolgono soprattutto nel periodo estivo, musiche, balli, piatti tradizionali e vino locale la fanno da padrona. Dedicate una giornata alla città di Olimpo, sul versante occidentale, è un piccolo villaggio arroccato particolarmente conosciuto per il suo magnifico panorama, per il più romantico dei tramonti e per i suoi antichissimi mulini a vento. 

Non spaventatevi del vento, il meltemi, soffia costante sull'isola di Karpathos, rendendola la meta preferita dei surfisti di tutto il mondo, sono impetuosi d'estate colpendo la costa occidentale, ma vi assicuro che le temperature sono alte e "Mr. Meltemi" diventerà un vero e proprio alleato durante il vostro soggiorno.

Per quanto riguarda la cucina, le tipiche specialità greche non mancheranno, feta, pomodori, olive, agnello cotto a legna, stufato, alla griglia, ma sorprendetevi assaggiando una specialità locale, che non troverete in nessun altra isola e non fatevi ingannare dal nome perchè sono veramente buonissimi: Makarounes. Non imitano assolutamente i maccheroni italiani, non vuole essere una rivisitazione, sono loro, una specialità locale se siete in zona fermatevi al ristorante Elinikon a Pigadia, atmosfera tipica e ottimo rapporto qualità/prezzo!

Purtroppo è arrivato il mio ultimo giorno, ho salutato il mio scooter riconsegnandolo, ho salutato il mare, il profumo di timo e mirto che mi inondava nei miei tragitti, ho ripercorso per l'ultima volta la strada per l'aeroporto e sono tornata a casa. Lascio questa isola con la tristezza per un rientro in città, non voluto, ma con la ricchezza che ogni passo percorso, ogni paesaggio attraversato e ogni persona incontrata rimarrà nei miei pensieri, quei pensieri che più della sabbia mi bruciano gli occhi, questi stessi occhi che ancora ringraziano di essere stata qui.
 
Daniela Liberti
 

Aprile 2017 - Quando inizia la discesa, intorno alle 11.15 ora locale, riesco a intravedere dal finestrino dell'aereo piccoli villaggi, distese di terra, monti e mille sfumature di azzurro e di blu che fanno da cornice al tutto. Sono molti anni che aleggia intorno a me questo viaggio, anni in cui il desiderio, la voglia, la sensazione, la vicinanza mi sfiorano, ma il destino mi riporta via.
Oggi non è così. Oggi sono qui. Oggi i miei piedi calpestano questa terra. Questa terra verde come le sue piantagioni di thè, marrone come il suo legno, azzurra come il suo mare, rossa come i suoi fiori e nera come le sue origini vulcaniche: chiamata Mauritius.
Non pensate che la S finale faccia si che diventi una moltitudine di isole, perché Mauritius è un'isola unica. Bellissima. Solare. Accogliente. "La Mauritius", quindi!
Un'isola di 70 chilometri di lunghezza e 45 di larghezza dominata da Piton de la Petite Rivière Noir con i suoi 828 metri d'altezza e i suoi 330 chilometri di barriera corallina che la racchiudono e la rendono uno dei gioielli dell'oceano Indiano.
Puoi scegliere di svolgere l'attività che vuoi qui: goderti il mare e farti accarezzare la pelle dal sole e dal vento; visitare il Parco nazionale di Black River Gorges; ammirare un panorama ricco di benessere e magico silenzio; saziarti del rumore di una cascata; deliziare i tuoi occhi alla terra dei 7 colori e il tuo palato a la Rhumerie de Charamel; perderti in uno dei suoi variopinti mercati e acquistare prodotti locali; visitare il museo della canna da zucchero per scoprirne i suoi variegati sapori oppure semplicemente farti coccolare nei top resort dell'isola e rilassarti in una Spa da urlo.
Ho fame e sete di tutto e tutto è quello che ho intenzione resti da questa esperienza.
Ma Mauritius non è solo quello che vi ho scritto fino ad ora.
Flora e fauna la fanno indubbiamente da padrona, ma poi c'è "lui", il popolo. Persone semplici, comuni, altruisti, disponibili, rispettosi, lavoratori, gentili e se tutto questo ancora non ti ha convinto aggiungo che sono felici e sorridono.
Ti sembra scontato un sorriso? Purtroppo non lo è, e la generosità con cui te lo regalano è sicuramente il dono più bello che tu possa ricevere qui.
Nonostante le previsioni meteo non erano positive pre partenza il clima qui ti sorprende con repentine variazioni. Piccole e fugaci piogge si intervallano con sole caldissimo regalandoti a fine giornata dei tramonti all'altezza di ogni aspettativa.
Le nuvole sono lì in agguato e sembra poterle catturare con le mani, sospese, vicine e il mio consiglio, ma non solo mio, è di scegliere una sistemazione sulla costa ovest per godervi tutto questo e per evitare il vento: quel vento che agita i pensieri, sposta le carte e rischia di rovinare la vostra permanenza. Un ulteriore consiglio arrivate fino a sud su questa illustre costa ovest non ve ne pentirete vi dominerà e incanterà il promontorio di Le Morne con i suoi 556 metri di altezza sul livello del mare - usata dagli schiavi come nascondiglio viene riconosciuta patrimonio dell'Unesco nel 2008 -  e lo contemplerete facendo uno dei bagni più suggestivi nel mondo.
Noleggia un auto, ma presta attenzione alla guida al contrario, fai un bagno coi delfini, un'escursione in catamarano, un trekking nella foresta, parla con la gente, sentiti a casa, innamorati dei luoghi, contempla le stelle, bevi del rhum vaniglia e renditi conto della disponibilità e della gentilezza con cui ti snocciolano racconti sulla loro isola, sulla loro storia.
Respira e vivi ogni istante.
La sabbia corallina non scotta mai, le scarpette per entrare in acqua sono assolutamente consigliate, il fenomeno dell'alta e bassa marea non disturba come in altri posti del mondo, il francese suona come musica e ti addolcisce l'anima, i pesci ti si avvicinano senza nessuna paura, l'energia e le sinergie delle persone ti regalano emozioni incommensurabili e questa isola, brucia il petto perché ti apre il cuore, colpisce nel profondo e ti lascia solo quella voglia di dire: "non vado a Mauritius ci ritorno" perché questo dicono tutti dopo essere stati qui.
Ci sono esperienze che ti segnano e poi ce ne sono altre che ti feriscono.
Ci sono esperienze che ti coinvolgono e ce ne sono altre che ti abbandonano.
Ci sono esperienze che ti fanno sognare e poi ce ne sono altre che ti
catturano.
Infine ci sono i viaggi che ti segnano, feriscono, coinvolgono, abbandonano, ti fanno sognare, ti catturano, ti fanno gioire, ti danno adrenalina, ti regalano sorrisi, ti insegnano a vivere, comunicare, parlare, esprimerti, ti fanno mettere in gioco, ti fanno crescere, emozionare, conoscere persone ed entrare nelle loro vite, ascoltare una musica con un suono nuovo, respirare profumi diversi, camminare su strade sconosciute, conoscere percorsi alternativi, osservare con occhi nuovi, assaggiare sapori locali, vivere un altro popolo, condividere le loro idee, essere partecipi, ma soprattutto sentirsi vivi.
Purtroppo oggi mi sveglio a Milano, nel mio letto, nella mia casa, ma ho deciso di restare là da dove sono partita, per la gioia che mi ha contaminato l'anima e la tristezza che stamane ho percepito quando a
colazione non ho trovato quello che volevo, segno che, se qualcosa ti manca, vuol dire che tutto è stato perfettamente dosato nei giusti ritmi, tempi e spazi.
Mauritius per me una nuova casa, un nuovo posto nel mondo che aspetta anche te, dammi la mano e io ti ci accompagnerò lì nel mondo alberghiero di Beachcomber Hotels dove tutti ti accolgono con una gentilezza impeccabile, l'ospitalità di un sorriso, il comfort di altissimo livello, lo spirito di una famiglia, le location di un mondo nuovo, i servizi puntuali ed efficienti, ristoranti superlativi e la gentilezza di altri tempi quindi porgerti una mano e donarti un sogno tangibile solo per te, solo da vivere lì in quella che diventerà a modo loro anche casa tua.

Daniela Liberti

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