lunedì 18 novembre 2019
 
Home  >  Musei&Mostre
 
Indietro  Pagina 2 di 9  Avanti

Musei&Mostre

Aprile 2016 - A Siena Arte in vetrina ospita “A mano” personale di Alessandro Grazi. Dal 31 marzo al 16 aprile l’artista espone le sue ultime pitture e sculture e il 16 aprile “si mette in vetrina” mostrando al pubblico alcune delle sue tecniche. L’artista torna nella Galleria Beaux Arts di via Montanini, lo spazio dove 25 anni fa iniziò la sua felice attività espositiva e lo fa in maniera insolita.
Grazi infatti, oltre a presentare la produzione di sculture e pitture più recenti che nascono dall’osservazione della società e dalla sua peculiare interpretazione dell’attualità, sarà chiamato a “mettersi in vetrina”. Il 16 aprile armato dei suoi strumenti di lavoro, incontrerà il pubblico mostrando “live” le tecniche che caratterizzano la sua ricerca artistica.
 
A mano” nasce proprio dalla volontà di raccontare il grande lavoro manuale che supporta quello creativo. Nelle opere di Alessandro Grazi la materia si scompone e si ricompone attraverso passaggi complessi che uniscono legno, stoffe, gesso, cartone, vetro, materiali su cui poi l’artista interviene con combustioni, graffiti, pastelli, colori acrilici, colori a olio.
 
“A mano” diventa l’occasione per mettere in evidenza gli aspetti più unici della Galleria Beaux Arts che nasce 40 anni fa come “laboratorio” creativo nel cuore del centro storico senese: uno spazio dove il pubblico può incontrare artisti e artigiani, saperne di più del loro lavoro tra tradizione e contemporaneità.
 
 Arte in vetrina, proseguirà fino al prossimo luglio: otto artisti contemporanei si alterneranno in mostre personali in un contesto che unisce saperi e ricerche differenti. Il visitatore potrà entrare (ad ingresso gratuito) in una vera e propria bottega d’arte dove, come accadeva nel medioevo, l’operato di pittori, scultori, incisori e ceramisti sarà in mostra accanto a quello degli artigiani che lavorano a servizio dell’arte.
 
ARTE IN VETRINA
Galleria Beaux Arts (via Montanini, 38 Siena). Ingresso gratuito
Orario: lunedì dalle ore 16 alle ore 19,30
dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 13 e dalle 16 alle 19.30
domenica chiuso
Info: tel 0577 280759;  www.artsiena.com
 

Dicembre 2015/Gennaio 2016  - La notizia di una mostra  su una bambola ha diviso fin da subito l’opinione pubblica, ma a poco più di un mese dalla sua apertura, Barbie the icon sembra stia riscuotendo un notevole successo.
Non solo visi fanciulleschi ma anche uomini e donne di ogni età sono stati infatti attirati al Mudec di Milano, dove per l’appunto è in corso la mostra su Barbie che, inaugurata il 28 ottobre 2015, si concluderà il 13 marzo 2016.
La mostra, al contrario di quanto si possa pensare, non è rivolta soltanto alle bambine di oggi, ma anche a quelle di ieri. A questo proposito è stato proprio ideato un duplice percorso: uno dedicato soprattutto alle ammiratrici più giovani, caratterizzato da giochi e da una stanza che riproduce quella di Barbie a misura di bambino, e un altro più storico rivolto agli adulti. Si tratta dunque di un’esperienza molto differente da quella di  Barbie Dreamhouse Experience, la casa museo a grandezza naturale, trionfo del rosa e paradiso delle bambine,  progettata a Berlino nel 2013.
L’esposizione al Mudec, articolata in cinque sezioni precedute da una sala introduttiva, sembra invece aver raggiunto un pubblico più ampio, il quale si è avvicinato ancora una volta a quella che viene definita non solo una bambola ma addirittura un’icona globale. Non marginale è proprio la sovrapposizione di diverse icone: Barbie infatti non interpreta solo se stessa ma anche personaggi storici come Cleopatra, dive quali Audrey Hepburn e Marilyn Monroe e personaggi cinematografici come ad esempio Mary Poppins o le Pink Ladies di Grease.
Quindi la mostra non vuole essere semplicemente un viaggio attraverso il tempo e lo spazio (una sala è difatti dedicata alle varie etnie di Barbie), ma anche un modo per avvicinare le nuove generazioni ad icone che hanno segnato quelle passate.
Non mancano chiaramente le critiche da parte dei più scettici, i quali hanno visto in questa occasione un tentativo di rilanciare il marchio Barbie, o da parte di coloro che sostengono che un simile giocattolo possa influenzare negativamente l’immaginario dei bambini con stereotipi di bellezza o costringendo la loro fantasia in una direzione predefinita. In questo senso però si potrebbe dire che si stia sovraccaricando di un’eccessiva responsabilità il giocattolo Barbie, che rischia in tal modo di subire una snaturalizzazione.
Nel complesso però sembrerebbero prevalere i giudizi positivi: la mostra ospitata dal Mudec non scade nel kitsch, ma piuttosto ravviva con lustrini rosa i vecchi ricordi coperti di polvere nelle nostre memorie.
 
Veronica Elia

Gennaio 2014 - A Carrickfergus (Irlanda) fiamma il museo del Gas
Carrickferg
us (in gaelico irlandese Carraig Fhearghais, 'Rocca di Fergus') è una graziosa ed antica località situata nell'Irlanda del Nord,  sulla costa orientale, a pochi chilometri da Belfast.

È la più antica cittadina della contea e prende il nome da Fergus Mór mac Eirc, re supremo di Dál Riata nel VI secolo. Decantata in una celebre canzone folk irlandese, chiamata appunto Carrickfergus e interpretata da vari artisti irlandesi, è inoltre rinomata per un interessante castello del XII secolo, uno dei manieri normanni meglio conservati in Irlanda, la Chiesa di San Nicola,  la graziosa marina e non in ultimo per il Museo dell’officina del gas.

Carrickfergus è un piccolo borgo dalle stradine strette, le case colorate e le vecchie botteghe, circondato dal mare che lo rende una località suggestiva. Il Castello è stato realizzato intorno al 1180 sul promontorio roccioso e si affaccia sul porto, in posizione strategica per il controllo al Belfast Lough. Il maniero fu in uso fino al 1928. Oggi il castello è stato restaurato ed è aperto al pubblico.
Il museo dell’officina del gas è una piccola galleria, unica nel suo genere, che ci conduce attraverso un percorso dettagliato a analizzare un aspetto importante della storia sociale e industriale irlandese.
Le officine del gas furono costurite a Carrickfergus nel 1855 e fino al 1967 hanno rifornito la città con il gas derivato dalla lavorazione del carbone. Successivamente a questa data il gas prodotto in questa piccola cittadina è stato convogliato gas a Belfast, fino alla chiusura della fabbrica nel 1987. Nel corso del 1800 e del 1900, gas di carbone è stato utilizzato per il calore e la luce. Dalla metà del 1900 il gas fu sostituito da elettricità e gas naturale. 
L'officina è stata restaurata dal Carrickfergus Gasworks Preservation Society ed è un museo aperto al pubblico dal 2002. Gasworks Flame è uno delle 3 officine del gas ancora esistenti in Gran Bretagna e Irlanda. Vanta la più grande esposizione dell'Europa occidentale e una vasta collezione di elettrodomestici e documenti a gas.
Il Flame è ora l'unico luogo in Irlanda dove si può vedere come avveniva la trasformazione da carbone a gas. Il tour illustra il modo ingegnoso in cui il gas è stato estratto dal carbone.  Il museo è gestito da volontari in collaborazione con Carrickfergus Borough Council e l'Agenzia per l'ambiente dell'Irlanda del Nord.  L'ingresso è gratuito.
 
FIAMMA! IL MUESEO DELL’OFFICINA DEL GAS D’IRLANDA
44 Irish Quarter West, Carrickfergus, Co Antrim BT38 8AT
Telephone: 028 9336 9575
E-mail: info@flamegasworks.co.uk
Sito web: www.flamegasworks.co.uk

Monica Piccinno
 

LUGLIO 2012

Sono  sempre più i turisti e le stesse agenzie viaggio che mi chiedono informazioni sugli accompagnatori turistici: da accompagnatrice patentata, rispondo una volta per tutte a questo dilemma su cui molto effettivamente si fantastica.

Prima di tutto è regolato dalla legge. Metto in fondo al messaggio  l’esempio della legge regionale Lombardia n. 15 del 2007, nelle altre regioni cambia solo il numero e la data della legge, ma il testo è ricavato dalle leggi quadro in materia.

Esonerati dal titolo sono solo i dipendenti delle agenzie di viaggi ma per leggi sulla trasparenza di alcuni uffici dei consumatori questo deve essere segnalato ai clienti all’atto della prenotazione. Idem per i gruppi con capogruppo o altro, questi non è accompagnatore professionista. E i clienti se lo vogliono possono chiedere di visionare il titolo. Una volta scritto accompagnatore può essere un disservizio  il fatto che non lo sia. Per cui meglio mettere “assistenza di personale incaricato dall’agenzia”.

E’ pur vero che ci sono patentati che non hanno mai accompagnato, ma questo lo reputo un problema loro. Hanno studiato, fatto gli esami. Poi probabilmente hanno capito che è una professione vocazione. Mentre è vero che sempre più persone senza titolo e senza qualifica effettuano questa professione..

E’ pur vero che ci sono persone senza titolo ma ottimi accompagnatori ed a questi mi sento solo di dire di fare lo sforzo di fare gli esami per avere anche quelle poche garanzie  (anche giuridiche) che il titolo da. Infatti accompagnare non vuole solo dire “stare in compagnia”. Se uno sceglie un tour, specialmente in bus o combinato, è perché vuole entrare nel paese, conoscere ogni cosa. L’accompagnatore è il “collegamento” tra il paese di origine e quello che  si va a visitare o che si attraversa.

E’ una professione con tanto di responsabilità civili e penali che ho racchiuso in alcune note/appunti  di una mia pubblicazione per accompagnatori. Sì, perché anche se si fa male un passeggero e si sbagliano i consigli sulle  pratiche dell’assicurazione medico bagaglio e questi non riceve rimborsi o  assistenza gratuita prevista o altro si può essere richiamati. Cosa da considerare visto che sempre più persone “poco soddisfate” si rivolgono alle unioni dei consumatori.

Allo stesso tempo rispondo a chi mi chiede cosa è accompagnatore/guida. Una figura che non esiste in Italia. Uno o è accompagnatore o è guida locale. E la guida locale opera solo in alcuni ambiti regionali dove è autorizzata per superamento d’esami. E uno non può aver superato gli esami all’estero se non è stato residente per almeno un anno prima degli esami nello Stato scelto. Per cui per essere Guida di ogni Paese Europeo e tutta Italia ci vorrebbero almeno 3 vite. Se ce ne fosse uno sarebbe nel libro dei Guinness dei Primati.  Ci sono stati dove esistono i “conferenzieri turistici” che sono guide viaggianti, cioè fungono anche da accompagnatori.  Però c’è da dire che fanno degli esami molto più tosti culturalmente  e dopo aver frequentato dei corsi: Esempio : Francia – Rep Ceca – Ungheria – Grecia ..e  poche altre. E queste figure hanno un costo molto elevato per merito.  E’ vero che un accompagnatore che svolge questa attività da anni è in grado di dire le stesse cose di una guida locale, aneddoti compresi, perché è l’esperienza e l’ascoltare che fanno (vedi me 33 anni), ma c’è sempre quel qualcosa che manca, quella domanda che il cliente fa su un particolare a cui non si è in grado di rispondere. O qualcosa comunque che mette in difficoltà. Le vere guide locali non sono mai “annoaianti” perché sanno come fare e s’immedesimano dopo pochi sguardi al gruppo che hanno da guidare.  E’ vero, ci sono improvvisati in circolazione, come in ogni figura professionale di questo settore ormai. La storia dell’accompagnatore/guida è pertanto una  cosa solo per dare più valore scritto ad un accompagnatore, che sicuramente ha una cultura invidiabile e l’esperienza gliel’ha marcata, e per risparmiare sui costi delle guide locali. Ogni tour operator e ogni agente di viaggio credo sia cosciente di come gestisce i propri gruppi e le proprie attività  e sa i rischi che corre con improvvisati o altro.

E’ vero che  non accompagno più assiduamente, ma continuo a farlo per restare informata e a praticare la professione. E’ pur vero che a titolo di lavoro gratuito  per una associazione culturale tengo insieme ad altri patentati corsi di aggiornamento per agenti di viaggio che vogliono accompagnare e per accompagnatori alle prime armi dopo il superamento degli esami. Principalmente sulle  questioni tecnico/ pratiche (anche delle assicurazioni e delle loro cose scritte in piccolissimo)  e sulla  geografia turistica, base fondamentale della professione.

Desidero far presente una cosa molto curiosa, negli anni d’oro del turismo in bus internazionale e forte incoming di lingua inglese in Italia, gli accompagnatori migliori erano considerati gli Italiani(si andava a prenderli anche a Londra),  oggi da oltreoceano mandano i loro e prendono le guide locali. Una tradizione che abbiamo perso perché si è perso il senso di vocazione di questa professione. E gli accompagnatori loro gli costano molto di più, anche solo di volato. Rari sono gli Italiani che hanno continuato sulle orme passate, ma per fortuna qualcuno c’è.

Legge:

TITOLO IV

ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI GUIDA TURISTICA E ACCOMPAGNATORE TURISTICO

Art. 66

(Figure professionali)

1. Il presente Titolo disciplina l'accesso, l'abilitazione e l'esercizio delle professioni di guida turistica e accompagnatore turistico.

2. La qualifica di guida turistica è attribuita a chi, per attività professionale, accompagna persone singole o gruppi di persone nelle visite ad opere d'arte, a musei, a gallerie, a scavi archeologici, illustrando le attrattive storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche, naturali, etnografiche e produttive.

3. La qualifica di accompagnatore turistico è attribuita a chi, per attività professionale, accompagna persone singole o gruppi di persone nei viaggi sul territorio nazionale o all'estero, cura l'attuazione del programma turistico predisposto dagli organizzatori, dà completa assistenza ai singoli o ai gruppi accompagnati, fornisce elementi significativi o notizie di interesse turistico sulle zone di transito al di fuori dell'ambito di competenza delle guide turistiche anche in occasione di semplici trasferte, arrivi e partenze di turisti. Tale qualifica corrisponde a quella di corriere di cui all'articolo 19, comma 1, numero 2, del DPR 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della l. 22 luglio 1975, n. 382).

4. L'esercizio delle professioni di cui ai commi 2 e 3 non è consentito negli ambienti naturali montani per quanto concerne le attività specificamente demandate ai maestri di sci, alle guide e aspiranti guide alpine e agli accompagnatori di media montagna dalla legge regionale 8 ottobre 2002, n. 26 (Norme per lo sviluppo dello sport e delle professioni sportive in Lombardia) e dal regolamento regionale attuativo 6 dicembre 2004, n. 10, sulla promozione e la tutela delle discipline sportive della montagna.

Art. 67

(Accesso alle professioni turistiche)

1. Si accede alla professione di guida turistica e di accompagnatore turistico previo ottenimento dell'abilitazione rilasciata alternativamente a seguito di:

a) superamento dell'esame di idoneità relativo a ciascuna professione sostenuto ai sensi dell'articolo 68;

b) superamento dell'esame di accertamento di idoneità effettuato dopo la frequenza di corsi di formazione professionale ai sensi della legge regionale 7 giugno 1980, n. 95 (Disciplina della formazione professionale in Lombardia).

Art. 68

(Esami per il rilascio dell'abilitazione di guida turistica e accompagnatore turistico)

1. Il rilascio dell'abilitazione per l'esercizio della professione di guida turistica e accompagnatore turistico è subordinato all'esito favorevole di prove d'esame scritte ed orali, distinte per ciascuna professione, finalizzate all'accertamento della formazione professionale, della base culturale e delle capacità tecniche del richiedente, sostenute avanti alle apposite commissioni giudicatrici previste dall'articolo 69.

2. Ogni anno la provincia indice la sessione d'esame, fissando le modalità di effettuazione delle prove ed i termini entro i quali devono essere presentate le domande di ammissione

 

Rita Fuccillo

rita@europaconme.it

Il 29 giugno apre al pubblico la Sezione Archeologica dei Civici Musei di Treviso. Sarà ospitata dal complesso di Santa Caterina, celebre per conservare il ciclo affrescato delle Storie di Sant'Orsola, capolavoro di Tomaso da Modena. Giunge così a conclusione un complesso lavoro di schedatura, di progettazione scientifica e di allestimento, coordinato e diretto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Veneto Orientale e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Il concept grafico ed allestitivo della Sezione è "firmato" da Dinah Casson, l'architetto inglese cui si deve anche il nuovo allestimento delle British Galleries del Victoria and Albert Museum, affiancata nella fase realizzativa da due importanti aziende del settore, quali la Goppion di Milano per l'intero allestimento e la trevigiana Permasteelisa per gli interni delle vetrine.

Due apporti che indicano la scelta delle Soprintendenze e della Direzione dei Civici Musei del Comune di Treviso, di presentare l'importante raccolta archeologica in modo fortemente innovativo, nel rispetto di precisi criteri scientifici e museografici ma anche delle esigenze del nuovo pubblico. Non solo asettica ostensione di oggetti, quindi, ma volontà di presentare e proporre i reperti, o almeno i più significativi di essi, all'interno di contesti che ne facciano immediatamente capire la funzione, che rinviino alla realtà per la quale furono creati, ecc. Insomma un viaggio, assolutamente affascinante ed emotivamente forte, dentro e lungo i 300 mila anni di presenza e di attività umana documentati nel territorio tra le Prealpi, il Piave e il Sile, dai primordi rappresentati dalle selci ritrovate a Pagnano d'Asolo accanto ad una carcassa di mammuth sino alla piena romanizzazione che portò Treviso ma anche Asolo, Montebelluna, Oderzo e Altino a ruolo di importanti centri abitativi e commerciali, passando per l'età del bronzo, del ferro, la civiltà degli antichi Veneti.

A rendere ancora più interessante la nuova Sezione – ma forse sarebbe più corretto dire il nuovo Museo Archeologico – è il fatto che in esso saranno presentati anche i più importanti ritrovamenti recenti, frutto di campagne di scavo o di rinvenimenti nel corso di lavori urbani eseguiti in questi anni nel cuore della città di Treviso. Tra le "nuove entrate", emozioneranno sicuramente i visitatori alcune testimonianze della vita quotidiana a Treviso intorno al mille avanti Cristo, quali l'imponente focolare rettangolare ancora annerito dal fuoco, sul quale si lavoravano vasi e ceramiche, o i grandi bracieri rinvenuti sul pavimento di due diverse abitazioni.

Nel nuovo Museo troveranno, naturalmente, una adeguata collocazione anche i reperti più celebri della collezione civica iniziata dall'abate Luigi Bailo nel 1879. Per cinquant'anni, il dotto direttore delle raccolte trevigiane acquisì, e molto più spesso ottenne in dono, oggetti di scavo che, man mano, venivano ritrovati in città e nella Marca. Come quelli da Montebelluna, dove stava venendo alla luce una ricca necropoli della piena età del ferro o dalle cave di ghiaia lungo il Sile che restituivano un numero sorprendente di asce, pugnali, spade, falci, coltelli, dall'età del rame all'età del ferro o, ancora, le testimonianze celtiche da Covolo di Pederobba. Viaggiando attraverso la provincia, contattando proprietari terrieri, parroci e chiunque avesse avuto la ventura di imbattersi in testimonianze di antiche presenze, Bailo riuscì a raccogliere e salvaguardare molte centinaia di reperti. La sua fama di cultore di memorie fece sì che numerosi collezionisti, anche non trevigiani, decidessero di donare o vendere le loro collezioni al suo Museo. Così nelle raccolte sono entrati i bronzi preromani e romani delle collezioni Fautario e Tessari, le terrecotte italiche della raccolta Donà, i reperti centro italici acquisiti da Bludowsky, i materiali opitergini di età romana donati dai Revedin. Materiali, spesso ricchi ed importanti, destinati purtroppo ad una prova difficile: il terribile bombardamento del 1944 su Treviso che colpì anche gli edifici in cui erano conservati i reperti, con conseguenze dirompenti soprattutto sui più fragili, quali i vetri ma anche sui sarcofagi in pietra.
Tra i reperti simbolo delle raccolte archeologiche trevigiane sono le celebri spade di bronzo dal fiume Sile. Furono rinvenute, molto numerose, nelle cave aperte tra fine Ottocento e primo Novecento sia lungo il Sile che il Piave. Tramandano una importante consuetudine: quella di deporre queste armi, spesso finemente lavorate, come offerta votiva, singola o collettiva, ai bordi dei due corsi d'acqua. Gli esemplari più antichi risalgono al 1600 a.C ma la consuetudine continuò sino all'età del ferro com'è documentato dal rinvenimento delle pesanti spade "ad antenne", importate in terra veneta forse da Tarquinia.
Dalla necropoli di Montebelluna provengono alcuni capolavori assoluti dell'arte delle situle, ovvero di quei prodotti in lamina di bronzo, di alto livello artistico - principalmente vasi a forma di secchio, situla appunto, coperchi, cinturoni, dischi votivi - diffusa tra Po e Danubio. Si tratta di cinque dischi votivi di raffinata fattura, il più antico dei quali presenta una figura regale, una "dea degli animali" che domina sui lupi, sugli uccelli nonché sugli alberi, una Grande Madre che governa i regni animali e vegetali. I dischi di Montebelluna costituiscono una delle manifestazioni più alte dell'artigianato votivo dei Veneti antichi e sono databili tra la tarda età del ferro e l'età della romanizzazione, ovvero tra il quarto e il secondo secolo avanti Cristo.
Ancora da Montebelluna proviene una cista su cui sono raffigurate, a sbalzo o a bulino, una scena nuziale e una scena di aratura, non tanto raffigurazioni di vita quotidiana quanto rappresentazioni che afferiscono al sacro e al mito. La cista apparteneva ad un corredo funerario databile alla piena età del ferro, tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo.

L'elenco dei capolavori trevigiani è davvero ampio. Ma ciò che connota maggiormente la nuova Sezione Archeologica è la sua impostazione d'avanguardia: i reperti valgono in sé ma vivono come elementi di un percorso a ritroso nella storia, elementi di una sorta di "macchina del tempo" che consentirà ai visitatori di entrare a far parte delle comunità, piccole e grandi, che hanno scelto questa terra di colline, boschi ed acque per i loro insediamenti.

A lato della nuova Sezione Archeologica, il Museo di Santa Caterina proporrà al visitatore anche uno spettacolare sunto delle proprie ricchissime collezioni di pittura e scultura, dai grandi maestri del Romanico e del Gotico, a Tomaso da Modena, Tiziano, Cima, Lotto, Rosalba Carriera, Martini: una sintesi di quella che sarà una delle prossime tappe della riorganizzazione dei musei trevigiani, la Pinacoteca.


Orario: dal martedì alla domenica 9 – 12-30, 14.30 – 18. Ingresso: interi: 3 euro, ridotti 2 euro.

Per informazioni e prenotazioni: 0422-544864
Indirizzo: Treviso, Piazza Mario Botter.
Promosso dal Comune di Sala e dal Consorzio di bonifica Reno Palata con la condivisione della Regione Emilia Romagna e della Provincia di Bologna, il nuovo centro museale illustra il rapporto fra gli uomini e le acque in un territorio che deve fare i conti da secoli con le intemperanze dei suoi fiumi, a cominciare dal Reno. Si tratta di un'opera articolata che intende far emergere, prima di tutto, che il governo dell'acqua, dalla montagna alla pianura, è alla base di qualsiasi scelta nell'utilizzo del territorio.
La sua collocazione è strategica in quanto il bacino compreso fra il Torrente Samoggia ed il Fiume Reno, storicamente critico sotto il profilo idrologico, offre innumerevoli spunti non ultimi quelli che vedono l'agricoltura e l'ambiente strettamente connessi al tessuto residenziale e produttivo. L'Ecomuseo prevede un centro di visita all'interno di un fabbricato rurale ristrutturato con un allestimento che utilizza le moderne tecnologie informative e un percorso all'aperto dove è possibile avere uno sguardo complessivo sulle varie strutture di governo dell'acqua, quali sistema di corsi d'acqua naturali ed artificiali, cassa di espansione, impianto idrovoro, nonché apprezzare il contesto agroambientale in cui sono inserite, pregevole anche per spunti naturalistici e paesaggistici.
L'intera opera è stata realizzata grazie ai fondi del Piano di sviluppo rurale gestiti dalla Provincia di Bologna, dei Programma d'Area della Regione Emilia Romagna, all'impegno economico del Comune di Sala Bolognese, alla partecipazione del Consorzio di Bonifica Reno Palata ed il contributo di sponsor quali Fondazione Cassa di Risparmio, Hera Bologna, ATO 5, Concave, Emil Banca.
Il visitatore dell'Ecomuseo sarà accompagnato lungo un itinerario conoscitivo con pannelli interattivi, diorami tridimensionali, totem informatici. Accanto alle moderne tecnologie multimediali, un teatrino meccanico racconterà col linguaggio popolare dei burattini la vicenda millenaria dell'acqua in questa fascia della pianura bolognese. Il percorso del visitatore non si esaurisce nell'edificio rurale che ospita il nuovo istituto. La collocazione dell'Ecomuseo nell'area verde della Cassa di Espansione permette ai visitatori di integrare l'itinerario museale con una piacevole gita all'aria aperta, fra boschi, canali e opere idrauliche.

ECOMUSEO DELL' ACQUA
Presso la Cassa di Espansione "Dosolo"
Via Zaccarelli, 16 – 40010 Padulle di Sala Bolognese (BO)
www.ecomuseodellacqua.it
www.comune.sala-bolognese.bo.it
www.consorziorenopalata.it
Apertura al pubblico:
Martedì: dalle ore 15.00 alle ore 18.00
Giovedì: dalle ore 15.00 alle ore 18.00
Domenica: dalle ore 15.00 alle ore 19.00

Informazioni e prenotazioni al numero 348/0119208.
Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano al n.236-01/06/12 - Direttore responsabile: Luca Mantegazza
© Giv sas edizioni, Milano - P.i. 04841380969