venerdì 18 ottobre 2019
 
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L'editoriale

Ottobre 2019 - Il quadro è molto semplice: fallisce la compagnia aerea, chi deve partire o rientrare non troverà l'aerobile ad attenderlo, mentre chi ha comprato il biglietto si ritrova in mano un pezzo di carta inutilizzabile. L'ultima in ordine di tempo a lasciare a terra nei vari scali migliaia di passeggeri (si parla di oltre 13000, non pochi direi) è la francese Aigle Azur, che a noi italiani dirà poco, ma se ci mettiamo a scavare in un passato nemmeno troppo lontano verrà fuori di tutto di più anche per chi volava dai nostri aeroporti. Nomi grandi e altisonanti come Swiss e Sabena, ma tante, troppe piccole realtà che hanno spesso messo nei guai passeggeri, dipendenti e anche aeroporti, dato che normalmente volano da aeroporti cosiddetti minori.
Scavando nella mia memoria in ordine assolutamente sparso (spero quindi di non sbagliare, non me ne vogliate) ricordo la piccola Minerva Airlines da Genova... la più nota Air Sicilia, poi sostituita dalla WindJet... un vecchissimo tentativo della Ciao Fly con un solo aeromobile da Parma, impensabile idea nemmeno mai decollata che probabilmente ricordo io e pochissimi altri addetti ai lavoro... passando da Alpi Eagles e Azzurra air  fino alla Federico II che faceva felice solo il mio vicino di casa per toranre nella natia Foggia... e cosa dire dei bellissimi aeromobili della Gandalf Airlines,  nome altisonante con all'interno solo posti di business? Li ho provati personalmente da Cannes, e il fatto di essere l'unico passeggero del volo insieme a mio fratello Fabio non mi ha fatto una buona improvvisione sul proseguio dell'attività, che infatti non è durata molto... era arrivata a fatturare oltre 50 milioni di euro, e qualcuno ai vertici è stato poi condannato per bancarotta fraulenta, tanto per pensare male...

Il punto non sono però i nomi, le date, e i danni più o meno grossi causati dalla loro chiusura. Lo è invece il fatto che nessuno abbiamo legiferato per porre un freno a tutto questo chiedendo fidejussioni, assicurazioni, garanzie a tutela dei passeggeri. Fino a qualche anno se volete aprire una semplice agenzia viaggi (anche con zero dipendenti e un solo titolare) dovevate produrre una fidejussione di 20.000 euro. Lo stesso importo di una compagnia aerea. Lo capisce chiunque che c'è qualcosa che non funziona nel sistema Iata, anche perchè qui non si sta vendendo nulla di concreto, ma solo un titolo di viaggio futuro che non varrà assolutamente nulla nel momento in la compagnia dovesse dichiararsi insolvente.
Non basterebbe un fondo comune nel quale versare anche solo 1 euro a biglietto, fondo a cui attingere per i rimborsi ai passeggeri gabbati?

E allora non resta che augurare - letteralmente - buon volo a tutti!

Il direttore
Luca Mantegazza

 

Agosto/Settembre 2019 - Torniamo tutti dalle ferie estive con souvenir di ogni tipo, ma poichè la stragrande maggioranza di noi (compreso il sottoscritto naturalmente!) ama il mare, spesso molti commettono un piccolo grande errore. Piccolo perchè non gli viene data la giusta importanza, grande anzi grandissimo perchè moltiplicando il numero di quanti "peccano" anno dopo anno, il danno diventa  enorme e sempre più irreparabile.
Parliamo di sabbia, di quell'irresistibile, setoso, morbido agglomerato di granellini che per tutto il tempo della vacanza sembra sussurrarci un irresistibile "prendimi, prendimi e portami con te".
Abbiamo visto gente in spiaggia riempire intere bottiglie (da 2 litri, giusto per non farsi mancare nulla!), ma anche sacchetti di plastica, e addirittura una tanica, senza che nessuno dicesse nulla. Un tempo non c'era la consapevolezza che nulla debba esssere asportato dalle spiagge ma oggi, grazie a internet e alla comunicazione a 360 gradi, nessuno può dire di non sapere.
E' per questo che la storia raccontata dal quotidiano "La Nuova Sardegna" appare talmente bella da sembrare quasi irreale.
Il protagonista è un figlio di emigrati sardi, che quasi 40 anni fa decise appunto di riempire un sacchetto di sabbia bianca sulla spiaggia di Is Arutas, Oristano, un tratto di mare che invoglia particolarmente al "furto", perchè costellato da piccoli granelli corallini colorati, un vero tesoro regalato dal mare.
Orbene, con questo ricordo saltato fuori all'improvviso dalla soffitta durante un trasloco, ecco che che la rimorso ecologista postumo, ha fatto si che il coscienzioso decisse di riportare a casa il maltolto, restituendolo proprio alla spiaggia al quale era stato trafugato.
Un gesto forse eccessivo, ma che deve farci riflettere soprattutto quanto vediamo ai Tg i video delle centinaia di bottiglie ricolme di sabbia sequestrate ai turisti, sopratttutto in Sardegna.
A costo di sembrare retorico, non trascuriamo mai la salvaguardia dell'ecosistema, e cerchiamo di fare tutti (nel nostro piccolo) quanto possiamo per lasciare ai posteri un mondo migliore, se necessario anche insegnando al nostro vicino di ombrellone cosa non si deve fare nell'interesse comune.

Buon bagno di sole a tutti!

Il direttore
Luca Mantegazza





 
Luglio 2019 - Immaginate un posto da sogno molto simile alle Maldive, un lago siberiano con acque turchesi talmente affascinanti da richiamare youtuber e instagrammer, modelle e fotografi non solo da tutta la Russia, ma da mezzo mondo.
Ed ecco che la rete si riempie a tal punto di immagini e video ricolmi anche dei famigerati salvagenti a forma di unicorno, al punto che la centrale SGK proprietaria dell'area è costretta a fare un comunicato (del quale avrebbe volentieri fatto a meno, potete giurarci!) nel quale afferma che quelle acque sono tanto belle quanto pericolose; sia per l'altissima concentrazione di metalli pesanti, sia perchè il fondo è costituito dalle ceneri residue dei combustili della centrale, quindi pare che uscire da quelle acque camminando da soli sia quasi impossibile.
In rete abbiamo trovato anche le immagini di una coppia in luna di miele, con il meraviglioso sfondo del lago tossico: ai due piccioncini, se questo era l'unico modo per regalarsi foto da sogno perchè altro non potevano permettersi (a loro ma solo a loro sia chiaro) tutto è permesso!  Con l'augurio che questa pubblicità serva a scoraggiare e non ad attirare ancor più visitatori in questa località che non citeremo, come spesso accade tutto ciò che è proibito diventa un forte richiamo per chi non ascolta e non vuole ascoltare.

Buon bagno a tutti (alle Maldive, quelle vere)!

Il direttore
Luca Mantegazza

 
Giugno 2019 - Cambia la legge, cambia l'itinerario della crociera. L'amministrazione Trump vara infatti un decreto in base al quale le navi in partenza dagli States non posso più raggiungere Cuba, e di conseguenza MSC Armonia, così come altre compagnie (si parla di 800.000 passeggeri interessati), si vede costretta a modificare il proprio itinerario che partendo da Miami prevedeva (tra le altre tappe) di raggiungere l'Havana per una sosta di due giorni. 
Un cambio di rotta inevitabile, direte voi, si può contestare la decisione degli U.s.a. ma certo non la scelta della compagnia di crociera di seguire le legge. Il problema è che non l'hanno pensata così i passeggeri a bordo, che hanno lanciato una vera e propria rivolta.
Per la tappa cancellata? Per il mancato sogno di poter vedere la capitale cubana?
Niente di tutto questo. Semplicemente perchè hanno ritenuto poco congruo il rimborso di 200 dollari sotto forma di buono da spendere a bordo per sopperire al "disagio". Nemmeno quando l'importo è stato portato a 400 si è pacata rabbia, perchè chi era in formula all inclusive ha contestato il fatto che avrebbe potuto utilizzarlo solo per servizi magari non rischiesti come nella Spa o per la gioielleria di bordo, piacevole ma futile.
Dov è allora il confine tra disagio e rimborso? E' vero che spesso le compagnie di crociera sono molto caute nel concedere rimborsi, buoni e regalie (considerando che i passeggeri sono sempre migliaia e migliaia è facile intuire il perchè) ma in questo caso non posso schierarmi con i clienti, perchè non si è certo trattato di una mancanza da parte della nave e del suo equipaggio.
Il problema purtroppo è che ci sarà sicuramente, tra i clienti italiani, chi adirà alle vie legali per chiedere un lauto risarcimento, dichiarando tra le lacrime davanti al giudice che il sogno di tutta la vita era proprio vedere l'Havana e niente altro. Niente buffet maestosi, niente spettacoli serali, niente cabine pulite e confortevoli, niente escursioni nelle altre tappe... loro volevano solo vedere la capitale cubana.
Vogliamo scommettere che la giustizia italiana darà loro ragione, citando quell'assurdità obbrobiosa chiamata "vacanza rovinata"? Ai tribunali la facile sentenza.

Buoan crociera a tutti!
Il direttore
Luca Mantegazza


 
Maggio 2019 -  Esiste un'sola al mondo dove si vive senza orari. Ci si sveglia quando si vuole, si mangia quando lo stomaco brontola, ci si tuffa in mare anche alle 2 di notte, e ovviamente si va a letto quando morfeo reclama dentro ciascuno dei suoi abitanti. A Sommaroy, nel Nord della Norvegia, si vive infatti senza orologi, perchè qui l'ora non ha nessuna importanza. Qui il sole d'estate non tramonta per quasi tre mesi, la luce del giorno è quindi una presenza costante, e portare al polso un orologio non serve quindi assolutamente a nulla. Tutto questo si ripete da generazioni, ma ora è statp deciso di formalizzare tutto questo chiedendo che l'isola venga ufficialmente dichiarata "time-free", ossia dove non esiste il tempo.
A cosa serve tutto questo? In realtà non solo agli abitanti che godrebbero così di una libertà unica al mondo, ma anche all'isola stessa, che in questo modo potrebbe attrarre con questa soluzione migliaia di turisti alla ricerca di una vacanza senza stress, all'insegna del "quando voglio", una rarità che nella frenetica modernità del nostro tempo potrebbe davvero fare la differenza.
E ovviamente, per chi varcherà il confine, un doveroso segnale: lasciare appeso al ponte non il solito lucchetto d'amore ma il proprio orologio. A patto che non sia un costoso Rolex, ovviamente!

Buon relax a tutti!
Il direttore
Luca Mantegazza

 

Aprile 2019 - Ryanair torna a far discutere: dopo le liti sui bagagli, è ora la volta del supplemento per i neonati.
Sì, perché la compagnia aerea low-cost ha reso esplicito nel documento su ‘termini e condizioni’ che per i bambini di età inferiore ai due anni è necessario pagare il supplemento di Euro 25, sia per il viaggio di andata che per quello di ritorno. Il sovrapprezzo compare nei ‘supplementi facoltativi’ e sembrerebbe non esserci modo di sviarlo, né per le prenotazioni online né per quelle in loco.
Federconsumatori, inoltre, sottolinea come i 25 Euro per tratta appaiano solo nella schermata di pagamento, una prassi, se vogliamo, non del tutto trasparente.
"Non si tratta di una novità, esisteva già in passato e nell'ultimo anno non ci sono stati rincari" questa la replica di Ryanair alle polemiche sollevate, ma i consumatori non ci stanno, soprattutto dal momento che la vicenda rasenta il ridicolo se si pensa che infanti e neonati sarebbero costretti a viaggiare a bordo dell’aereo, come tra l’altro potremmo normalmente aspettarci, in braccio ai genitori con un’apposita cintura di sicurezza. Dov’è quindi questo servizio aggiuntivo? O peggio ancora, può essere considerato un supplemento facoltativo il proprio bebè, al pari di un bagaglio di troppo?
Di fronte a questa ricerca sfrenata del guadagno, l’unico supplemento facoltativo sembra essere l’etica commerciale…
 
Veronica Elia

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