sabato 27 maggio 2017
 
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L'editoriale

Aprile 2017 - Il video con il passeggero della United fatto scendere forzatamente dal volo 3411 ha fatto il giro del web in pochissime ore. A tutti è capitato o prima o poi capiterà (purtroppo) di vivere in prima persona il fenomeno dell’overbooking, ossia di quella pratica con cui le compagnie aeree lasciano a terra qualche passeggero perché hanno venduto più biglietti rispetto ai posti disponibili. Perché lo fanno? La spiegazione è semplice: statisticamente c’è sempre una percentuale di viaggiatori che non si presenta, quindi se si vendessero il 100% dei posti sul volo si finirebbe per volare con dei sedili vuoti, quindi perché non venderne di più (di norma tra il 105 e il 108%) e… sperare che la statistica sia rispettata? Qualora non lo sia, qualche passeggero sarà quindi lasciato a terra, appunto citando il famigerato “overbooking”. La legge prevede una compensazione pecuniaria a quanti non verranno fatti partire (poche centinaia di euro in base alle ore di volo previste, ma molte compagnie fanno finta di niente e non lo dicono nemmeno), o qualche compagnia invece propone in anticipo una somma a quanti decidano di rinunciare spontaneamente al volo per imbarcarsi sul primo disponibile.
Torniamo però a quanto avvenuto sul volo United: personalmente è la prima volta che sento di un passeggero fatto scendere una volta imbarcato. Di norma si viene bloccati al checkin, non una volta a bordo, ma stavolta qualcosa deve essere andato storto, e bisogna assolutamente imbarcare qualche altro passeggero, probabilmente un raccomandato dell’ultimo minuto, viene da sospettare, chissà.
Ma mai si sarebbe pensato di vedere ricorrere alla forza bruta per far scendere un passeggero pagante, che – ripeto – non ha commesso alcun reato né infrazione, avendo pagato un biglietto ed essendo a bordo ben seduto sul sedile regolarmente assegnato. Soprattutto se dichiara di essere un medico e di avere delle visite urgenti a destinazione.
Si poteva trattare di un normale incidente di percorso se qualche passeggero non avesse ripreso e postato tutta la scena. Quello che ne è seguito è un incidente che la compagnia ha pagato a carissimo prezzo: indignazione di milioni di viaggiatori, cancellazioni a raffica, flessione nelle prenotazioni, e un tonfo delle azioni in borsa senza precedenti… tutto questo perché anziché scusarsi, dalle alte sfere (leggasi Oscar Munoz, Ceo di United) hanno pensato bene di dare la colpa al passeggero e alle sue intemperanze! E vorrei vedere che festeggiasse, anzichè lamentarsi a gran voce!
Il finale a tutto questo è che ora il malcapitato ha ricevuto un enorme indennizzo per chiudere la questione senza ulteriori strascichi, mentre la compagnia ha promesso 10.000 dollari a chi dovesse trovarsi in casi analoghi: un incentivo tale per cui c’è davvero chi ha sperato e spera di essere finalmente il prescelto. Ma tutto questo è solo pubblicità positiva pensata per tentare un recupero d’immagine. Quello che è certo è che è davvero vergognoso trovarsi buttati fuori da un aereo come un pacco, quando dovremmo essere noi clienti serviti e riveriti perché è con i nostri soldi e i nostri voli che le compagnie aeree vivono, sopravvivvono o fanno utili.

Buon volo a tutti, overbooking permettendo…
 
Il direttore,
Luca Mantegazza

 

 
 
Febbraio 2017 - Avevo già parlato in passato della vergognosa pratica tutta italiana degli adeguamenti. Dietro questa piccola deliziosa parolina si nasconde uno dei malcostumi del turismo italiano, che proprio in questi mesi sembra essere tornato prepotentemente alla ribalta. In pratica si fa una cosa semplicissima: si pubblica un catalogo con dei prezzi, e nelle note si scrive in piccolo piccolo che sono stati usati determinati parametri sia per il cambio valutario (quasi sempre dollaro) sia per il calcolo del posto-sedile sull'aereo (!) ossia il costo del carburante utilizzato dall'aeromobile per il vostro viaggio, diviso per le ore di volo secondo una formula complicatissima che blocca ogni possibilità di calcolo. E già su questo ci sarebbe molto da dire.
Ma lo scandalo, se così si vuole chiamarlo, è nella determinazione di questi parametri: basta infatti tenerli molto bassi, sicuramente molto inferiori rispetto a quelli di quando si stampa il catalogo, e voilà il gioco è fatto. Il viaggio sembra più economico, voi clienti lo comprate, e a 20 giorni dalla partenza eccovi la sorpresina: vi trovate a pagare quasi il 10% in più! Quasi il 10% significa che casualmente non si supererà mai questo valore, perchè la legge dice che in questo caso sareste liberi di cancellare il tutto senza penale!
Dopo lamentele, reclami, denunce varie, ecco però che i nostri baldi tour operator hanno studiato la soluzione: pagare di più per non avere adeguamenti! Basta infatti scegliere - ovviamente al momento della prenotazione - di aggiungere un ulteriore balzello, e voilà, il gioco è fatto: non avrete più il secondo balzello, quello dell'adeguamento!
Non sarebbe più facile dare un costo finito, calcolato con i costi reali? Si, certo, ma farebbe guadagnare molto meno.
Pensateci, mentre sfogliate l'ennesimo catalogo per le vostre ferie estive.

Il Direttore,
Luca Mantegazza


 

Gennaio 2017 - E' la bellissima Shakira la protagonista del nuovo spot di Costa Crociere, destinato non tanto all'Italia quanto ad altri paesi europei dove la compagnia è molto conosciuta e apprezzata. E allora la domanda che mi sono subito fatto io e tantissimi altri spettatori su Facebook e altri social network è una sola: PERCHE'?
Perchè, perchè, perchè mai spendere una montagna di soldi (non solo per la colombiana, ma anche per la location e per il cast di attori locali dei borghi amalfitani dove lo spot è stato girato a dicembre), per poi farci prendere in giro da tutti, sopratutto all'estero? Il riferimento, per i pochi che ancora non l'abbiamo visto nel bombardamento televisivo, è per quella nave che passa così vicino alla costa per fare il saluto (o meglio l'inchino) alla cantante, sfiorando amabilmente quelli che sulla sinistra delle immagini possono sembrare (anzi, sono) degli scogli.
Ogni riferimento è purante casuale? O qualche mente perversa ha minuziosamente studiato ogni dettadlio proprio per far parlare tutti di questo (a mio avviso) increscioso errore? Non voglio pensare che sia cercato e voluto, ricordiamoci sempre delle tante vittime che quel malaugurato "saluto" ha causato, quindi se così fosse si tratta di un cattivo gusto inaudito, inopportuno, e da censurare.
Non me ne voglia quindi la bella Shakira: io voto No. E se qualcuno ci vuole vedere un riferimento al recente referendum, bhè, si rivolga anche in questo caso agli autori dello spot.

Buona crociera a tutti!

Il Direttore
Luca Mantegazza

Novembre/Dicembre 2016 - Questo editoriale doveva essere dedicato a Roma, al Giubileo, al Papa e alla chiusura della Porta Santa. Doveva essere un ricordo raro se non unico nella mia memoria, ma dopo due giorni a Roma, la città eterna, da molti eletta come la più bella del mondo, il fascino è stato in parte rovinato da un immagine che si vede raramente sui giornali e nei siti.
Inutile girarci intorno: migliaia di senzatetto, quelli che una volta venivano definiti solo come "barboni", stazionano ovunque in condizioni disumane. Ci fai più caso sicuramente di sera e di notte, perchè viene meno la folla, il brusio e il rumore, e nel silenzio è quasi più facile "sentirli", anche se non emettono un solo fiato. Un paradosso, lo so, dettato forse dall'esperienza di osservatore attento che vede anche un pò più in là del proprio marciapiede. 
Attenzione, non parliamone di profughi, parliamo di gente apparentemente "normale" (mi scuso per il termine, lo so, lo so), di carnagione chiara, spesso vestiti dignitosamente e con un giaciglio di coperte o sacchi a pelo sapientemente stesi, costretti ad una vita che non è sicuramente la loro. Li si vede a centinaia alla Stazione Termini, ma sono sparsi pressochè ovunque nel centro città. La maggioranza di loro vive però in Piazza San Pietro, a due passi dai fasti del Vaticano, sotto i porticati. Ciascuno occupa lo spazio tra una colonna e l'altra, spesso si è ricavato un piccolo letto tra i cartoni, ma quello che stupisce è che non chiedono elemonisa nè li si vede attaccati ad una bottiglia di vino. Niente stereotipi. Sono persone. Vive. Vere.
Molti preferiscono fare il giro un pò più largo per starci un pà più lontani, quasi nessuno li degna di uno sguardo, nessuno mai - per quanto ho potuto vedere - gli presta soccorso o gli si avvicina portando un caffè caldo o anche solo un pezzo di pizza. Qualcuno di loro non ce la farà, quando arriverà il vero inverno e le temperature scenderanno abbondantemente sotto lo zero.
E con lo spirito del Natale alle porte, con i festeggiamenti del Giubileo, con lo sfarzo delle vetrine del centro e i regali da migliaia di euro, tutto questo mi ha messo una grande tristezza.
Questo editoriale è dedicato a tutti loro.

Buone feste. Di cuore.

Il Direttore
Luca Mantegazza


 
Ottobre 2016 - In queste pagine si parla spesso di Alitalia, la nostra (si può ancora dire?) compagnia di bandiera. Se ne parla nel bene o nel male, ma se vado a rileggere un pò di articoli cercandone il nome nel portale, bhè, mi sia permesso di ricordare che viene citata solo in casi negativi, e non mi fa davvero piacere, credetemi. Non parliamo delle divise su cui ancora ci prendono in giro i colleghi stranieri alla recente fiera WTM di Londra, ma di una serie di scelte che incredibilmente portano la compagnia a perdere più di un milione al giorno. Di euro, sia chiaro.
Come sia possibile, considerando l'enormità di manager che si sono succeduti alla sua guida (alcuni dei quali hanno intascato buonuscite milionarie dopo pochi mesi, e dopo aver ben peggiorato la già vergognosa situazione), ancora oggi non so spiegarmelo.
E' per questo che leggendo i dati (o per meglio dire le indiscrezioni) che parliano di 400 milioni di previste perdite 2016, e di 500 milioni nel 2017, non riesco ad indignarmi ma solo ad essere triste. Triste perchè qualcuno ha rovinato nei decenni una delle migliori compagnie europee, triste perchè se io sono un buon manager e perdo oggi 400 milioni, anzichè ipotizzarne 500 per l'anno dopo farò qualcosa adesso, oggi, subito, per invertire la tendenza negativa e regalare fiducia non solo ai miei lavoratori ma ai passeggeri e all'Italia intera. Oltre che ad un partner come Etihad che ha investito fiori di soldoni pensando di fare un buon affare. E che oggi si trova - pensa un po' - a  doversi fare carico di 215 milioni di debiti.
Non ricordo nemmeno più la barzelletta in conferenza stampa del pareggio di bilancio, e ancor più non riesco a sbellicarmi per quella dell'utile previsto da li a breve.
Mi indigno invece a leggere dell'ipotizzata chiusura dello scalo di Reggio Calabria (capoluogo, servito solo da Alitalia, per capirci, con 1 volo al giorno, mica 25) perchè... non rende.
Come fa a non rendere uno scalo dove 1 solo volo al giorno garantisce per ovvi motivi un riempimento elevatissimo e non solo nel weekend, con tariffe da monopolista da centinaia e centinaia di euro a biglietto, è per me che lavoro nel turismo da tanti anni, un grande, enorme. mistero.
Qualcuno me lo spieghi, per cortesia. O si dimetta. Subito.

Buon volo a tutti.

Il Direttore
 

Settembre 2016 - Scegliere la destinazione perfetta per vacanze estive risulta sempre una grandissima sfida per tutti gli italiani. Quest’anno alcuni hanno scelto di rilassarsi al mare, altri invece hanno preferito scoprire nuovi posti e nuove culture, ma, per tutti, dopo un’avventura in alcuni dei bellissimi luoghi che il mondo può offrire, è arrivato il momento di tornare alla solita routine. Come tutti ben sanno tanto più esotica e misteriosa è la meta prescelta, tanto più sarà faticoso gestire lo stress da rientro e per questo motivo  momondo (www.momondo.it) – piattaforma di ricerca voli, hotel e auto noleggio – ha voluto svelare qualche consiglio per combattere l’“Holiday blues”, ovvero la malinconia da rientro.
La voglia di esplorare nuovi mondi e nuove culture è sempre in crescita e anche quest’anno, secondo le analisi effettuate da momondo, gli italiani hanno avuto la curiosità e la voglia di evadere dall’Italia ma anche dall’Europa. L’estate 2016 è stata caratterizzata da un’interessante competizione tra oriente e occidente vinta da Bangkok, che si piazza al primo posto secondo momondo nella classifica delle destinazioni extra-europee scelte dagli italiani.Al secondo posto New York, subito seguita da l’Havana, mentre in quarta posizione Tokyo, seguito da San Paolo che chiude la classifica dei 5 luoghi più visitati. Purtroppo però tutte le cose belle hanno una fine, e ritornare a casa con il bagaglio più pesante di un’esperienza lascia un po' l’amaro in bocca.
“Dall’International Travel Survey 2016 di momondo emerge che il 52% degli italiani si sente triste o addirittura depresso al rientro delle vacanze” commenta Clizia L’Abbate Head of Markets di momondo “È proprio grazie a questo dato che abbiamo voluto rivelare una serie di consigli che possono essere molto utili per sconfiggere lo stress da rientro che affligge tutti gli italiani di ritorno dalle ferie”.
Ritornare a casa qualche giorno prima del rientro alla quotidianità potrebbe essere un’idea per riambientarsi alla vita di sempre. Infatti, il 34% degli italiani che hanno partecipato all’ International Travel Survey 2016 hanno confermato che un paio di giorni di attività dinamiche e divertenti a casa prima di rimettersi in moto sono fondamentali per vincere la malinconia. La cosa migliore per esempio può essere fare dell’esercizio fisico che produce le stesse endorfine di quando si è in vacanza, oppure rimettere la casa a nuovo, un’alternativa valida per rendere il rientro meno triste e noioso e sentirsi pronti a ripartire. E perché no, magari anche organizzare un bel weekend fuori porta facendo una gita in montagna o al mare per prendere l’ultimo sole.

L’importante è rientrare nella routine di tutti i giorni mantenendo vivi i ricordi di quello che l’estate ha potuto regalare. E qual è il modo migliore per superare la tristezza se non cimentarsi subito nell’organizzazione della prossima bellissima vacanza? 

Il vostro direttore approva e condivide! 
Buoni ricordi a tutti allora!

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano al n.236-01/06/12 - Direttore responsabile: Luca Mantegazza
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