venerdì 22 novembre 2019
 
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L'editoriale

Marzo 2019 - Malati di smartphone, girano liberi per terra e per cielo... lo impugnano osservandolo come fosse una guida ma non stanno usando il navigatore... lo ascoltano come fosse un messia, ma stanno ascoltano solo musica techno rock... usano la sua tastiera come stesso scrivendo le proprie ultime volontà, ma in realtà stanno commentando quel gattino che a Sydney esegue una sonora pernacchia al canarino del portinaio del vicino di casa di una vecchia zia... ogni volta che vado in viaggio non faccio altro che vedere intere famiglie a tavola dove tutti i componenti sono perennemente al telefono - pardon, allo smartphone - il record è durante una cena a Mauritius lo scorso maggio: nel tavolo a fianco 2 adulti e 4 figlie, in cinque a digitare e una impegnata a leggere un libro, evento raro quanto inspiegabile, forse per spezzare la noia dell'osservare i componenti della sua famiglia.
Siamo così distratti e drogati da quello che doveva essere uno strumento di comunicazione per chiamare e scrivere qualche sms, che il comune di Bolzano ha pensato bene di installare dei paracolpi colorati sui pali della luce... lo scopo non è però (solo) quello di evitare sonore testate ai propri cittadini, ma probabilmente quello di sensibilizzare ad un uso corretto del telefonino (che io continuo impropriamente a chiamare così!)...
E a tal proposito, secondo voi, è un uso corretto riprendere e postare sui social network una coppia intenta a fare sesso su un volo davanti a tutti, immagini e video che hanno ormai fatto il giro del mondo nelle ultime settimane?
Forse non c'è davvero più alcun limite, dobbiamo tutti arrenderci e anche in vacanza passare il tempo in spiaggia a postare e commentare? Io dico di no, nè ora nè mai!

Buono smartphone a tutti!
Il direttore


 
Febbraio 2019 - Faceva freddo quel mattino di gennaio, molto freddo. L'atrio della stazione di Washington, DC, Stati Uniti, non era certo il luogo ideale per ripararsi, ma cercare un rifugio dal vento gelido non era certo lo scopo di quel ragazzo vestito in modo anonimo con in testa un semplice cappellino con visiera. Estrasse infatti dalla custodia un violino, lasciandola aperta per ricevere qualche offerta, e iniziò a suonare davanti ai passeggeri sempre di corsa, ben 6 pezzi di Bach per quasi un'ora. Una scelta vista e rivista da tutti noi, se non fosse per il protagonista di questa storia, Joshua Bell, uno dei più grandi violinisti al mondo, che in quella stazione stava imbracciando (si dice così vero?!?) uno strumento del valore di quasi 4 milioni di dollari.
L'esperimento aveva uno scopo ben preciso: verificare come migliaia di persone ormai non facciano più caso a quello che li circonda, correndo di fretta ovunque, spesso con lo smartphone in mano... pochissimo si sono fermati ad ammirare questo genio del violino, appena una ventina quelli che hanno lasciato un offerta scappando subito dopo aver lanciato la moneta... gli unici ammirati dal suono magico del suo strimento, quasi fosse il pifferario della favola, sono stati - nemmeno a dirlo! - i bambini, subito strattonati da un adulto che li invitava a riprendere il cammino verso chissà quale meta.
Ebbene questo esperimento ci deve fare molto riflettere.  E non certo peri 32 dollari raccolti rispetto al tutto esaurito in teatro del giorno prima, con biglietti a 100 dollari l'uno... deve farci riflettere sul tempo, ma anche sulla percezione che abbiamo delle cose belle, del talento, della musica... scegliete voi il finale migliore di questa storia, e valutate ovviamente l'importanza del contesto rispetto a tutto il resto...

Fatto? Bene, scommetto allora che la prossima votla che sentirete un musicista in una qualsiasi stazione, italiana o in una qualsiasi città in giro per il mondo, vi fermerete sicuramente ad ascoltare e a riflettere almeno per qualche istante!

Buon ascolto a tutti!
Il direttore

 
Dicembre '18/Gennaio '19 - D'inverno fa freddo. Si sa. E a volte nevica. Si sa. Pensate che in alcuni casi capita anche che di notte si formi del ghiaccio, soprattutto sul parabrezza delle nostre auto. Vi siete stupiti? Immagino di no. Ma potrete farlo pensando all'aeroporto di Brindisi, dove il ghiaccio sulle ali di un aereo è stato rimosso con un sistema italico, ossia con dei secchi di acqua calda gettata sulle ali. Il tutto ripreso da un parlamentare che ha immediatamente postato il video, aprendo un'interrogazione. Dalla direzione dell'aeroporto di Puglia fanno sapere che  "al fine di evitare immotivate preoccupazioni in materia di sicurezza e di chiarire, si spera in via definitiva, quanto emerso dalla pubblicazione del video, l'esecuzione del de-icing, procedura standard (SAE International) in vigore che consente - con temperature al suolo maggiori o uguali a 0°C - l'utilizzo di acqua calda a 60°C".
Vi siete tranquilliazzati ora? Io non tanto, perchè è risaputo che l'acqua raffreddandosi forma altro ghiaccio, dipende quindi da come viene effettuata l'operazione. Vero che si tratta di un aeroporto del sud, ma non posso credere che nessuno abbia mai previsto l'eventualità che le temperature possano andare sotto lo zero termico!
Il punto è però un altro: come al solito il video ha fatto il giro del mondo e come regalo di Natale da tutto il mondo ci hanno regalato una bella serie di prese in giro come non ne arrivavano da tempo. 

E allora buon anno nuovo a tutti, anche all'aeroporto di Brindisi!

Il direttore
 

Novembre 2018 - D&G fanno harakiri in Cina. Colpa di uno spot che ormai tutti abbiamo visto e rivisto, ma che sta avendo e avrà forti ripercussioni non solo per l'industria italiana della moda, ma anche per gli altri brand italiani presenti nel paese più popoloso del mondo.

Un autogol clamoroso, non solo per gli spot tacciati di razzismo da parte dei cinesi (l'intendo era scherzoso, ma non si scherza sul cibo e sulle bacchette!), ma probabilmente perchè non si è minimamente pensato di analizzare usi e tradizioni, cultura e società, ma si è solo preteso di portare internazionalizzazione ad ogni costo all'interno di un paese molto differente dal nostro.  Può una multinazionale così grande commettere un simile errore? I cinesi sono un popolo che ha un fortissimo senso di appartenza alle tradizioni, è un pò come se loro fossero venuti da noi a venderci i loro prodotti e prendessero in giro pasta e pizza mangiate con forchette e coltello... anzi no, a dirla tutta noi non siamo in grado di capire il danno fatto, ci avremmo riso su, e avremmo stappato una bottiglia di vino ridendo a crepapelle.
Ma l'errore sicuramente più grosso lo ha commesso Stefano Gabbana insultando via social chi aveva osato criticarlo, insulto che si è trasformato in un boomerang verso tutto il popolo cinese, in pratica come versare un enorme bidone di benzina su un fuoco che arde in piazza Tien An Men davanti ai carrarmati... una figura ancora più ridicola quanto ha pensato bene di dare la colpa del post ad un fantomatico hacker! Si poteva sbagliare ancora di più? NO!
Risultato: evento promozionale cancellato, prodotti D&G banditi dai siti di vendita cinesi. milioni di fatturato sfumati e chissà per quanti anni...

La morale perchè che dobbiamo imparare da tutto questo è una sola: da loro in governo conta molto, moltissimo, e l'unità del paese esiste davvero, al contrario di noi che l'abbiamo persa da decenni...

Buon viaggio in CIna a tutti, tranne a Stefano&Domenico, che chissà per quanti anni non potranno metterci piede...

Il Direttore
Luca Mantegazza

 

Ottobre 2018 - Chi sbaglia paga. Ce lo insegnavano da bambini, ma diventando adulti ci siamo accorti sempre più che non solo questo, ma anche molti degli insegnamenti dei nostri genitori ormai sembrano un lontano ricordo lontano anni luce dalla realtà del nuovo secolo.
E' forse anche per questo che ci stupiamo di come in un paese tradizionalmente molto ligio alle tradizioni e al rispetto delle regole come il Giappone, chi commette un errore sia capace di chiedere scusa pubblicamente. Attenzione però, nel Sol Levante le scuse non sono certo di ciscostanza, ma davvero reali. Ricordo ancora nel mio primo viaggio a Tokyo, in visita all'azienda dove lavorava mio fratello Fabio, quel giorno non si facesse la pausa pranzo... tutti lavorano con il lutto al braccio e avevano deciso di saltare il consueto (brevissimo, inutile dirto!) rituale del pasto con un motivo molto semplice: uno sciopero. Avete capito bene: non si incrociano le braccia o si resta a letto a poltrire come nel Belpaese, ma si lavora di più, e questo, potete credermi sulla parola, creava nel presidente dell'azienda un turbamento reale e una riflessione profonda sui motivi dello sciopero.
In tempi più recenti per venire a noi, altri due esempi. Nel primo, le scuse pubbliche dei dirigenti della linea ferroviara Tsukuba Express, che hanno erroneamente fatto partire il treno con ben 20 secondi di anticipo per un errore informatico. Nessuno ha perso il treno per questo, ma la compagnia ha ritenuto di doversi scusare per l'accaduto promettendo - nemmeno a dirlo - che l'inconveniente non si verificherà mai più.
L'ultimo in ordine di tempo è invece il ritardo nel volo della Japan Airlines per colpa di un inaspettato uragano. Forza maggiore, direte voi? Assolutamente si, ma non per questo il personale ha ritenuto opportuno non esimersi dalle scuse in prima persona, porgendo il tradizionale inchino a tutti i passeggeri costretti ad attendere l'atterraggio dell'aeromobile. C'è poco da dire, c'è poco da commentare: fin dal tempo dei samurai in Giappone chi sbagliava faceva harakiri pagando in prima persona, da noi è sempre colpa di qualcun altro, finchè la giustizia dopo decenni non affermerà che invece non era colpa di nessuno...

Buon Giappone a tutti.

Luca Mantegazza

 
Agosto/Settembre 2018 - Booking.com è da sempre croce e delizia nel mondo dei viaggi. Il portale è odiato dalle agenzie viaggi almeno quanto è amato dai turisti fai-da-te che in pochi click possono prenotare hotel in tutto il mondo a prezzi spesso molto vantaggiosi.
Questa volta si parla del gigante di prentoazioni alberghiere perchè avrebbe violato il codice di Autodisciplina Pubblicitaria, con l'autorità che chiede il blocco di un messaggio pubblicitario che promette la possibilità di cancellare gratuitamente le prenotazioni (“Cancellazione gratuita per la maggior parte delle camere”). Il perchè è presto detto: il messaggio è stato ritenuto ingannevole ai sensi del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, in quanto “induce in errore il pubblico in merito alla vantata gratuità della possibilità di cancellare la propria prenotazione”.
Per Alessandro Nucara, direttore di Federalberghi: «Basta consultare un qualsiasi portale per accorgersi che la prenotazione non cancellabile costa meno della prenotazione cancellabile. Quindi, la libertà di cancellare ha un prezzo e non può essere qualificata come gratuita. Questa differenza di prezzo è normale e serve a compensare, sia pur in minima parte, gli oneri che l’impresa sostiene per la gestione delle disdette e il danno che si genera nel caso in cui la camera rilasciata all’ultimo momento rimanga invenduta. Ma le condizioni devono essere trasparenti. Se affermi che la cancellazione è gratuita stai raccontando una frottola».
Personalmente, e forse è la prima volta che difendo Booking.com, non sono d'accordo, la legge è legge, e le parole sono molto chiare: la cancellazione della mia prenotazione è gratuita, punto e basta. Rigiriamo il tutto? Possiamo facilmente leggerlo al contrario: non è la tariffa cancellabile che costa di più, bensì è la tariffa non cancellabile che costa meno. Facile, pulito, lampante. Chi non è d'accordo alzi la mano e prenoti direttamente in agenzia viaggi.
Questa volta niente furbate, giri di parole o presunti tentativi di depistaggio del cliente: la nostra libertà è quella di decidere se desideriamo ritenerci liberi di cancellare oppure se desideriamo - ripeto, a fronte di uno sconto - prenotare con penale e sperare che non ci siano impedimenti al nostro viaggio. Con buona pace di tutti gli azzeccagarbugli..

Buona prenotazione a tutti!

Il direttore
Luca Mantegazza

 
 
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