giovedì 23 marzo 2017

Dicembre 2015 - Quattordicesimo matrimonio per il nostro direttore Luca Mantegazza alias Mister Wedding con la moglie Barbara, questa volta non in una location tropicale ma... in diretta radiofonica a Radio Deejay durante il seguitissimo programma "Il volo del mattino", con un celebrante d´eccezione: l´attore, presentatore e deejay Fabio Volo.
Singolare il fatto che proprio in questi giorni sia  uscito l'ultimo romanzo di Volo per Mondadori ("E´ tutta vita"), un romanza che tratta proprio di una coppia e di tutte le fasi del rapporto di coppia, dalle prime uscite al matrimonio appunto!
Con la sua consueta verve e le sue pungenti battute, Fabio questa volta ha indossato anche la fascia tricolore di "sindaco" dichiarando marito e moglie Luca e Barbara in diretta, mostrando ancora una volta la sua ben nota ritroia personale verso le nozze, ma sono in molti a scommettere che presto potrebbe capitolare anche lui, e chissà dove andrà in luna di miele con la sua bella Johanna Hauksdottir.

Al nostro Mister Wedding i migliori auguri da tutta la redazione e dai collaboratori!

Il video della cerimonia è disponibile nel sito di Radio Deejay cliccando direttamente sul seguente link:

http://www.deejay.it/news/vi-dichiaro-marito-e-moglie-il-14esimo-matrimonio-di-luca-e-barbara-al-volo-del-mattino/463234/?refresh_ce
 

Novembre/Dicembre 2016 - In Australia non è la meta che conta, ma il viaggio in sé stesso (walkabout). E così che all’imbrunire  siamo per caso alla fattoria di Obawarra, a  Dongara; un comodo letto, una calda zuppa e un dolce casalingo. I proprietari Haydn e Judith ci accolgono con gioia. I loro programmi per domani porteranno al completo stravolgimento del viaggio: sveglia all’alba per la pesca alle aragoste e indicazioni dettagliate per raggiungere il Pilbara  su diversa strada.
Da Mullewa, cittadina-museo dell’outback  imbocchiamo il Butchers track per l’outback station di Wooleen (Murchison Settlement), a  solo 250 chilometri da Monkey Mia. Dune rosse, bassa vegetazione grigioverde, canguri ed emu ci accompagnano fino alla meta. Wooleen è una tenuta di 500.000 di proprietà di Brett ed Hellen Pollock. La loro scelta di vita è stata quella di interporre centinaia di chilometri tra loro e il primo centro abitato. Dalle formazioni rocciose di Bodra Hills Brett ci indica 360 gradi di orizzonte: la tenuta di Wooleen si estende ben oltre!  Prossima tappa è la Murchison Roadhouse, rifornimento di carburante, e si prosegue verso nord fino all’allevamento di Erong Station. Qui Sue e Chris Graham ci stanno aspettando: il tam tam dell’outback per avvisare dell’arrivo di un gruppo di viaggiatori è estremamente efficiente.  Domani arriveremo nel Pilbara ed il Karijini National Park con i suoi magnifici colori e le rigeneranti cascate ci regaleranno sensazioni magnifiche. Poco oltre il  Ningaloo Marine Park ci permetterà di esplorare una barriera corallina accessibile e colorata con tanto di squalo-balena! Prossima tappa la regione del Kimberley.

Coral Coast:I viaggi di Gulliver
Dune di oltre 30 metri, si spostano al mutar delle maree e migliaia di aghi pietrificati che vanno da pochi centimetri a diversi metri di altezza. Questo è il Nambung National Park ma la mia corsa lungo la North West Coastal Highway mi porta a Cape Cuvier ove assisterò ad uno spettacolo raro ed  affascinate: squali e balene che insieme divorano grandi banchi di pesce!. Poi una sosta nell’ arcipelago di Houtman Abrolhos e quanto resta del relitto del Batavia e di altri 18 relitti, la storia del’ isola dei fantasmi urlanti. A Monkey Mia ci sono i delfini ma, io, mi rifugio a Steep Point raggiunto a fatica tra sabbie, dune ed un faro abbandonato. Per mangiare pesco e non saprò mai cosa ha tranciato il terminale d’ acciaio della lenza. Notti sotto le stelle e grandi pinne che sorgono dal mare incendiato dalla luna piena. Jonathan Swift si ispirò a queste zone ed al diario dell'unico superstite dell'Antelope  (1699) per scrivere il suo romanzo più famoso... I viaggi di Gulliver.

Kimberley: Geronimo!
Kate Dave l’avvenente ranger di El Questro mi aveva avvisato che il Mitchell Plateau è un affare serio dopo le piogge!. La pista per Kalumburo è per me un argomento abituale, sabbia rossa, terra rossa e poco 4wd tutto sommato. Poi tutto cambia: già l’attraversamento del Carson River mi è costato un’oretta ma, poi, mi ritrovo a superare una foresta ove le piste si intrecciano come serpenti e non vi è una indicazione mango a pagarla. Fatico ma non demordo e quando inizio a rilassarmi mi ritrovo di fronte ad una salita incredibile con la pista simile ad un sentiero di montagna , fangosa e  con uno strapiombo da vertigine a lato. O si sale o si torna indietro. “Geronimo!!”: l’urlo sorge naturale dalla mia gola mentre parto in quarta e quando il motore non ci riesce più passo alla marcia più bassa, l’ultima risorsa. La mia compagna quasi delira nel maledirmi ma per fortuna ne siamo fuori. Ora e solo fuoristrada serio, enormi burroni e quanto altro. Dopo 7 ore mi sto godendo le acque delle cascate del favoloso Mitchell Plateau e guardo con rammarico le belle spiagge impraticabili, visti i coccodrilli che mi osservano interessati.
 
Roberto Chiesa

 

Gennaio 2017 - Poco importa che tu legga i giornali, senta i telegiornali o ti raccontino quello che è, se vuoi sapere, conoscere, imparare non c'è dubbio che - per stare in rima - in Israele ci devi andare.
Così inizia la mia avventura che parte sempre dallo stesso aeroporto, ma che mi porta li nella Holy Land, dove tutto ebbe inizio. Sono solo 4 ore d'aereo quelle che mi dividono dalla meta prescelta ed eccomi atterrare all'aeroporto internazionale di Tel Aviv. Un fiume di persone di tutto il mondo arriva al controllo passaporti, italiani, etiopi, polacchi, inglesi, c'è un pò di tutto lì, non è importante quale sia la ragione, l'importante è passare la dogana e l'interview, ottenere un timbro che assolutamente non sia sul passaporto e poi ci siamo si è di nuovo on the road a caccia di storie, di qualcosa di nuovo.

Giunta a Tel Aviv antico porto del Mediterraneo e metropoli all'avanguardia, si aprono spiagge di sabbia bianca, surfisti, turisti, un litorale costiero con chilometri di locali per accontentare i gusti di tutti e io sosto lì nel quartiere antico di Jaffa presidiato dalla sua moschea che mi sorprende davanti al mare con il canto del muezzin. Mi godo tutto: il mare, il tramonto e il fascino di questo richiamo alla preghiera. Mi perdo in queste piccole vie con piccoli negozi che vendono di tutto, dai vestiti più assurdi ai mobili di antiquariato, si sentono i primi profumi di una nuova meta, si incrociano gli sguardi dei locali, si ascolta una lingua nuova, si guarda la notte che si avvicina e si pensa alla prossima tappa dell' indomani.

Il mio viaggio posso definirlo un pellegrinaggio laico, che mi condurrà alla scoperta di una nuova terra e di me stessa. Gerusalemme famosa per le sue tre fedi monoteiste. Ci arrivo. La osservo. La scruto e non mi soffermo a quello che vedo con gli occhi, la annuso per perdermi completamente nella sua ricchezza. Vie super trafficate dove sfrecciano auto a tutte le velocità, taxi sempre pieni e tram ultra moderni che ti fanno perdere la concezione di dove sei realmente, ma poi come per magia ti trovi davanti la porta di Damasco. La valichi e vieni completamente catapultato in un altro mondo. Un'altra storia. Un altro tempo. Una nuova, o forse vecchia vita.

Voglio vederlo, voglio arrivare al Muro del Pianto, il luogo più sacro agli ebrei, l'ho visto troppe volte in foto, in tv, i miei occhi devono concretizzare quello che è. Cammino per la Via Dolorosa, ripercorro le stazioni e immagino come poteva essere quando la percorse Lui con la sua croce sulle spalle, non puoi non pensarci, non puoi far finta di nulla, il richiamo alla religione non può lasciarti indifferente, i primi pensieri, le prime domande: "Quanti di noi, figurativamente, ci portiamo croci sulle spalle?"

Attraverso i suq, vedo queste vie strette, annuso odori di tutti i tipi, quelli delle essenze e delle spezie sono i più forti, inebrianti, magnetizzanti e ti rendono chiara l'idea che la convivenza qui ha un senso molto più profondo di quella che banalmente viviamo noi, che la condivisione e la tolleranza ti disarmano, che la storia ha delle radici molto più profonde di noi.

Check point per poter vedere il Western Wall, l'atmosfera è molto rarefatta, c'è un silenzio da rispettare, c'è gente che cammina velocissimo, c'è chi sosta a parlare con qualcuno che conosce, c'è chi si stringe una mano e poi ci sono uomini e donne col capo chino verso un muro che pregano, cantano la loro preghiera, piangono, chiedono aiuto, lottano, sperano, amano, si allontanano dal Muro camminando all'indietro per non dargli mai le spalle, mi soffermo anzi no mi arresto, osservo. Non posso farne a meno. Osservo. Mi cattura tutto e le domande crescono molteplici dentro di me: "Potrà una preghiera portare la pace? Lo farà una colomba con un rametto d'ulivo? Le lacrime avranno mai una fine? O serviranno per tenere in vita questa terra?"

Ho accarezzato il Muro da sopra, dalle fondamenta, alla mia altezza, l'ho guardato da tante angolazioni e l'ho amato da subito, sento ancora quella poesia, quella melodia, quell'armonia che ricambia il rispetto e la stima che mi ha regalato accogliendo anche me come loro, tutti. Gerusalemme è stata chiamata la Città della Pace le sue braccia sono aperte a tutti, ma non ho mai sentito un paradosso così tremendo perchè questa è una città senza pace, perchè qui in questa città si è stati uccisi e si è ucciso per interesse e per odio.

Il viaggio è stato anticipato e proseguito dal Museo di Israele che raccoglie la storia della Terra Santa e i celebri Rotoli del Mar Morto alla quale è ispirata anche la sua costruzione, la Basilica del Santo Sepolcro dove Gesù è stato sepolto, secondo i Vangeli e dove coesistono anche le religioni armena e ortodossa, il Cenacolo, passi su passi per il Cardo e il Decumano, l'Ospizio Austriaco dove varcando un portone ti ritrovi in occidente, godendoti dall'alto una visuale della città che ti porta anche da lassù in viaggio tra le religioni per le numerose chiese cristiane, armene, ortodosse e sinagoghe che emergono dai tetti delle case una addosso all'altra, il quartiere armeno con i suoi negozi di ceramiche, ma dove e soprattutto la chiesa di S. Giacomo mi accoglie alle ore 15.30 in una funzione che ha del mistico e misterioso da coinvolgermi totalmente in un nuovo mondo a me sconosciuto e finendo col camminare con i gatti sui tetti delle case per godersi i mercati trafficati dall'alto e il migliore tramonto della città.

Non saluto ancora Gerusalemme, ma so che tra poco la lascerò, inizio a pensare sarà solo un arrivederci e non un addio; La Spianata del Tempio mi aspetta e le procedure per accedere sembrano anche a tratti assurde, ma cosa non lo è qui? Con abilità riesco a passare indenne il controllo e l'ingresso riservato ai turisti è unicamente quello da un tunnel/pedana rialzata costruita sul lato finale del Muro del Pianto, ci sono cori di protesta stamane e chi prega viene coinvolto nella protesta, come è possibile non avere rispetto di un luogo così sacro? Eccomi davanti alla Cupola della Roccia e alla Moschea di al-Aqsa, le nuvole qui sono perennemente basse, sembra poterle toccare con un dito e il vento fortissimo, le fa correre facendo emergere sole e ombre, e veloce scorre il silenzio che avvolge tutto questo luogo, non puoi sostare, non ti puoi fermare, osservi quello che per i musulmani, per gli ebrei e per i cristiani è il luogo più conteso del mondo, non ci sono parole da aggiungere qui, come in ogni angolo di questa città.

Mi rimetto in viaggio la prossima meta è la Palestina, quella che noi europei chiamiamo Cisgiordania e che gli inglesi chiamano West Bank non so cosa mi attende nel viaggio, ma a metà strada mi fermo al museo dell'olocausto Yad Vashem, scopro il numero dei campi di concentramento al mondo (21), approfondisco un pezzo di storia, mi commuovo, niente ti lascia indifferente, anche qui, la strage, gli uomini, i bambini, i loro volti, i loro nomi, i loro giochi, tutto ti lascia un segno e quello che abbraccia il museo è il giardino dei giusti dove rientrano tutti i meritevoli che hanno salvato degli ebrei. Per loro e per la loro memoria sono stati piantati degli alberi di carrubo col simbolo di un rinnovamento alla vita. I nomi i volti che ho visto sono troppi, come quel vagone montato su una finta ferrovia che cade nel vuoto ed è proprio vuota che mi sento anche io andando via da qui.

Betlemme mi accoglie con un sorriso e una povertà tale che mi disarma, spaventa, mi stringe dentro e mi smuove nuovamente e stancamente nuove perplessità. Claire ha una piccola bottega proprio vicino al muro di confine. Vende artigianato locale, mi ospita e mi racconta la sua storia, triste, drammatica, consapevole e lo racconta con un'integrità e un piglio tale che è sconvolgente per chiunque l'ascolti. Mi offre una tazza di the alla menta, vorrei non portarle via niente, ma non me la sento di non accettarlo, voglio essere completamente li per lei e la sua storia mi scuote dentro sentimenti contrastanti, dolore, rabbia, furore, calore, amore, pena, possibilità, umiliazione, tristezza, lotta, ribellione. E' una donna molto bella e ricca di sentimenti, non odia nessuno Claire, odia vivere in quel modo, con quel muro che le impedisce di vedere, di respirare, di vivere una vita normale, posso darle torto? Se passate da Betlemme, cercate Claire sarà la prima ad aprirvi la porta di casa sua, perchè lei le barriere non le impone agli altri.

I betlemiti sono diversi dai gerosolimitani sembrano più aperti alla conoscenza, più allegri, nonostante abbiano molto meno, parlano di amore, riescono a ridere, sono curiosi, ti raccontano la loro storia, non si nascondono perchè lo vogliono, non schivano gli sguardi, ti fanno sentire a casa, sarà perchè lì è la culla dove nacque Gesù, come narravano gli evangelisti? I Betlemiti mettono al mondo figli, perchè quando non sai che giorno ti aspetta domani, preferisci, seppur in un mondo ostile, lasciare una traccia e qualcuno che possa (forse) compiere un passo in più di te. La Basilica della Natività è patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco, può lasciarti disinteressato quello che sai da sempre quando quello che vedi con i tuoi occhi è l'ABC della religione?
La grotta e la mangiatoia, Gesù Bambino, una messa all'alba, un albero di natale, un presepe e un arcobaleno che dipinge il cielo, perchè Betlemme è anche questo.

Il mio viaggio volge quasi al termine, ma le ultime due tappe sono inevitabili in questo cammino il sito archeologico dell'Herodion e Masada. A Herodion è stata rinvenuta la tomba di Erode il cielo bagna la mia testa, a Masada, sita a 400 metri di altitudine rispetto al Mar Morto, il sole splende alto nel cielo e il panorama da lassù vi assicuro che ti lascia senza fiato. Questa fortezza e' stata costruita per essere inespugnabile con mura altissime, ed effettivamente quando guardi il mondo da lassù sembrerebbe proprio di essere i padroni del mondo. Non è poi così strano che il carismatico Erode abbia deciso di vivere lassù...
Saluto questo viaggio con un tramonto e un bagno sul Mar Morto perché poi l'importante per tutti noi non è cadere giù, ma continuare a galleggiare.

Viaggiare per vedere con occhi diversi, per perdersi nelle persone, per conoscere nuove anime, alle volte per tornare con l'amaro in bocca e con le idee non più chiare di quando si è partiti, per scoprirsi e farsi conoscere, per ascoltare, per abbandonare la fede e per ritornare e sentire dentro di te quell'emozione fortissima, misto a fortuna, imbarazzo, amore per essere nato nel posto giusto al momento giusto. Non importa quello che leggi, senti, ascolti in Israele ci devi andare.

Daniela Liberti
 

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